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News - Articoli ed Eventi letterari

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Amazon già ti consiglia libri in base a quelli già acquistati... finora posso dire che non ho mai acquistato un libro perché me l'hanno consigliato loro... anzi, posso dire che si sono presi dei granchi assurdi! Mi consigliano della roba che non leggerò nemmeno nella mia prossima vita...

Quindi l'utilità dello "spiare" i lettori lascia il tempo che trova, secondo me... dateci dei buoni libri e noi li compreremo e tutti saremo felici! Nessun lettore forte si lascia sviare dalle mezze calzette di moda!

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Amazon consiglia tutto in base al tuo precedente acquisto. Io nella mia "storia" su Amazon ho acquistato giochi per PS3, cover per cell, un libro, due collane e un altro paio di cose e mi trovo sempre le e-mail o gli "acquisti consigliati" che puntano su questi oggetti :sasa:

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Uno scrittore al giorno. Così Buzzati aveva previsto il futuro

 

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Un nuovo scrittore al giorno.

Si può calcolare che in Italia, comprese le domeniche, ogni giorno nasca un nuovo scrittore, quando non ne nascono due o tre. Centinaia di persone, delle più diverse categorie sociali, stanno oggi, a quest’ora, pensando intensamente al capolavoro che dovrà aprire loro le vie della gloria. Nessuna preoccupazione, come quella dell’aspirante letterato, e’ altrettanto acuta, insistente, inguaribile.

Il primo tentativo

Con una cieca fede nella propria opera, l’autore ha l’impressione che folle sitibonde attendano il suo romanzo e che a questa rivelazione si opponga, per misteriosi motivi, l’insipienza degli editori, che non sanno neppure badare al loro interesse. Finito il romanzo pare che non ci sia un minuto da perdere. Oh, se gli scrittori, nessuno escluso, ignoti e famosi, prima di sollecitare gli editori, chiudessero i loro scritti in un cassetto e li rileggessero dopo quattro o cinque mesi. Quante delusioni risparmiate, quanti libri inutili e brutti di meno sulle bancarelle.

Sulla scrivania dell’editore

Il fattorino (…) deposita ogni mattina sulla scrivania dell’editore due o tre caratteristici plichi. Per quanto le statistiche non siano uniformi presso tutte le case editrici, si può calcolare che il 50 per cento dei nuovi arrivi sia costituito da romanzi. Non si può negare che di fronte a questa quotidiana pioggia di manoscritti, gli editori siano propensi allo scetticismo. L’esperienza ha loro insegnato che le sorprese gradevoli sono rarissime. È molto difficile che uno scrittore degno di tal nome sia completamente ignoto all’atto in cui presenta il suo manoscritto.

L’assedio alla casa editrice

È inevitabile che l’esame di un manoscritto richieda qualche mese. L’autore freme di impazienza, impreca contro la neghittosità degli editori, li accusa di infingardaggine, di mancanza di umanità, concepisce per loro un vero odio.

 

Pubblicare o no?

La pubblicazione di questo libro sarà o non sarà vantaggiosa? Non è detto che la convenienza materiale sia l’elemento indispensabile per la pubblicazione. Qualche editore intelligente e coraggioso ama talvolta affrontare il rischio (…) egli sa bene che a lungo andare la perdita finanziaria potrà essere compensata dall’accresciuta stima del pubblico per la Casa, con i conseguenti benefici materiali. Gli esperimenti però in genere non si fanno.

Si preferisce, ed è umano, contare su una vendita sicura (…) il semplice nome dell’autore, le sole critiche favorevoli, il solo buon mercato del libro non serviranno mai a far vendere quello che al pubblico non va a genio.

(…) la pubblicazione di un romanzo in Italia e’ per i grandi editori, molto spesso in perdita.

È troppo facile trovare un editore da ciò che si vede giornalmente (…) bisogna onestamente convenire che oggi e’ troppo facile far pubblicare un romanzo. O di riffe o di raffe, sarà questione di tempo, ma i torchi finiscono sempre col gemere.

Quanti di quei libri hanno una seppur modesta ragione d’essere? Quanti di essi dicono qualcosa di nuovo e di interessante? Eppure i libri si moltiplicano vertiginosamente. La possibilità di pubblicare un romanzo sembra anzi farsi sempre maggiore. Oggi è più facile di ieri e domani lo sarà più di oggi.

 

Dino Buzzati, La Lettura, N.6 – 1 giugno 1937

 

Questo articolo della Lettura, ripubblicato in edizione pregiata dalle indomite Edizioni Henry Beyle, sembra dirci che le colonne su cui poggiano i nostri piedi non sono cambiate poi molto negli ultimi settant’anni. Mutato è il mercato (all’epoca un buon successo era calcolato oltre le duemila copie, oggi un editore industriale con 2000 copie non ci paga nemmeno i costi di avviamento), lo scenario, la società.

Si parla di metà Paese che non legge, ma all’epoca il 50% sarebbe stato un risultato auspicabile.

Non ci sfugga la retorica della fascinazione per un mondo sempre più aperto (siamo tutti rintracciabili, siamo tutti contattabili, siamo tutti pubblici) ma che deve comunque decidere i sì e i no.

Chi sta dentro e chi sta fuori, con un’ovvia polemica dei rifiutati che denunciano la fine della qualità a favore del commercio.

Leggere è un’attività sempre più politica. Più dello scrivere. Chi legge decide cosa pubblicheranno gli editori. Se è vero che la crisi che in pochi hanno ha ridotto il fatturato lordo di tutti gli editori italiani a poco più di un miliardo e cento milioni di euro (meno di un terzo della sola Barilla, tanto per parlare di eccellenze italiane) credo fortemente nel gesto della scelta consapevole.
Io editore scelgo ciò in cui credo e ciò che ritengo possa avere un pubblico (e quindi vendere, pena licenziamento mio e fallimento dell’impresa). Tu lettore indirizzami, guidami, educami. I libri che vendono hanno un pubblico e vanno pubblicati. Chi critica la qualità dei 180 mila titoli in commercio magari critica la qualità delle poche decine che vendono.

 

E allora si creino comitati, si comprino autori da valorizzare, si obblighino gli editori a credere nei nuovi autori, a sostenere gli editori che resistono alla crisi, a scovare negli infiniti cataloghi le perle che ogni anno vanno sprecate con l’acqua sporca delle rese. Leggere è un gesto politico. Si parta dalle scuole e ci si organizzi.

Si parli con i librai, si creino movimenti. Se si legge poco e male è colpa di chi legge, non di chi non lo fa.

 

Oppure vorremmo che l’unico libro letto fosse il nostro?

 

Fontehttp://officinamasterpiece.corriere.it/

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La miglior discussione mai aperta! Concordo pienamente con tutto il discorso e prima di esprimere un mio parere voglio citare qualche "caso letterario" che mi è capitato di scoprire.

Avevo letto qualche tempo fa (non ricordo la fonte e non riesco quindi a confermare la sua veridicità) che in Italia vi sono più scrittori che lettori! Il che è un assurdo, perchè significa che ci sono persone che scrivono un libro senza averne letti abbastanza. Se escludiamo i libri di scuola e i libri consigliati in questi istituti, sono davvero poche le occasioni in cui nasce un lettore! Però la nostra società, in cui la libera informazione e libertà di parola sono cose ormai radicate in ognuno di noi, spinge sempre più le persone ad esprimere ciò che pensano, purtroppo, con ogni forma di espressione. Basta vedere quanto sui social network dilaghino false informazioni e citazioni inesistenti, o quante nuove storielle nascono ogni ora... Questa particolare libertà spinge sopratutto all'uso della parola e la diffusione di questa può avvenire in tre forme: scritta, vocale, visiva. Si creano allora i canali di YouTube, Twitter e quant'altro via web (scritta e visiva sono le due forme vincenti in quanto accedere alla radio è più difficoltoso e meno diffusivo), mentre i libri rimangono l'unica forma cartacea con cui si cerca di "diventare famosi" per le proprie idee o per la propria storia.

Un altro caso che voglio citare è la storia della pubblicazione di Harry Potter (citazione wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Harry_Potter_e_la_pietra_filosofale )

Ispirazione e origine

L'autrice J. K. Rowling ebbe l'idea della storia di Harry Potter nel 1990, nel periodo in cui si doveva trasferire a Manchester con il fidanzato, durante un viaggio in treno. Iniziò a scrivere quella sera, anche se ammette che le prime pagine non avevano niente a che fare con l'opera finale.

Dopo la morte della madre e la nascita della figlia Jessica, la Rowling spedì a varie case editrici le prime bozze; al secondo tentativo trovò un agente, e nel 1996 la Bloomsbury accettò il romanzo, pubblicandolo l'anno successivo. Nel maggio 2008, la Scholastic annunciò la creazione di un'edizione speciale per il decimo anniversario della prima pubblicazione del libro.

I vari tentativi di pubblicazione indicano quanto sia difficoltoso iniziare la propria carriera letteraria! Ed è una fortuna che sia così, o ci ritroveremmo nella situazione citata nel post iniziale.

Il mio parere riguardo tutta questa faccenda è molto complesso e prende in considerazione molti punti di vista della società e della sua trasformazione rispetto le epoche in cui la forma letteraria era più rara. Come detto sopra, la scolarizzazione totale della popolazione è stata un'arma a doppio taglio perché ha portato lo stato, e la società stessa, ad un grado superiore, aumentando stile di vita, consapevolezza, informazione e sviluppo tecnologico ma allo stesso tempo ha aperto molti e molti canali per la condivisione di idee che, se viste da un punto diverso, sono interpretate erratamente e portano a dei problemi di non poco conto! Questo ha generato una moltitudine di punti di vista differenti che per essere espressi hanno richiesto un grosso impiego di forme di diffusione dell'informazione quali: Libri, Documentari, articoli etc etc.

Un altro mio parere è la perdita di consapevolezza del proprio ego. Cosa intendo dire con questo? Che ormai le persone vogliono parlare senza prima pensare... Potete vedere questa mia affermazione come un semplice egoismo o una superbia, ma non potete negare che sia così. Quante volte ci fermiamo ad ascoltare e basta? Quante volte ragioniamo su di un argomento, situazione o evento particolare? Quante volte andiamo ad approfondire una tematica per poter esprimere un giudizio concreto ed equilibrato? Ma sopratutto: quante volte cerchiamo di comprendere un punto di vista contrario al nostro?

Rispondere a queste domande non è semplice, e lo è ancor meno cercare di giudicare se stessi in maniera razionale e negativa. Quindi si scrive... Si prova l'enorme superbia di pensare di essere i migliori senza neppure cercare un riferimento! Questo porta a scrivere e scrivere argomentazioni che si riveleranno sciocchezze, pensieri superficiali, storie plagiate e idee che non si basano su verità.

Io incolpo di questa stupidità dilagante la televisione... L'organo principale da cui riceviamo informazioni e che ci accompagna fin dalla nostra nascita... Non voglio approfondire questo discorso perchè esula dalle finalità della discussione, ma l'ho citata perché, a mio parere, fornisce risposte troppo semplici a domande profonde ed incentiva così la superficialità del nostro pensiero...

L'articolo di Dino Buzzati risale perfino al 1937... Cosa penserebbe questa persona se fosse viva ora? un mondo in cui, entrando in una biblioteca, trovi computer, bar o macchinetta del caffè e libri di cucina?

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Quindi in Italia ci sarebbero più persone che scrivono rispetto a quelle che leggono? 

Tutti vogliono improvvisarsi scrittori?

E io sto ancora qui a domandarmi come siano stati pubblicati certi "dubbi capolavori" della letteratura italiana? Sta diventando una moda anche scrivere. Per la serie "andiamo in cerca di guadagno ovunque, anche in campi che non ci competono." 

Non sono per nulla contraria all'apertura del mercato editoriale ecc, ecc, ecc. Chiunque dovrebbe avere l'opportunità di dire, anzi, di scrivere la propria! Ma per carità, se si pubblicasse tutto quello che la gente ha per testa probabilmente finiremmo sommersi di Moccia e Volo. Per non parlare della qualità di quello che si scrive! La letteratura è in primo luogo uno "strumento educativo" (o almeno dovrebbe). Mi spaventa il solo chiedermi cosa succederebbe se chiunque si svegliasse la mattina con l'idea "scriviamo un libro" poi effettivamente pubblicasse.

 

@Sakura Dimmi che condividi il mio terrore  :rotfl:

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Quello che mi fa inorridire è la mancanza di autocritica. Volete pubblicare qualcosa? Molto bene. Scrivete e lasciate riposare per un po' quello che avete scritto. Poi rileggetelo e siate onesti con voi stessi: è bello, migliorabile, passabile, orribile? Nel primo caso, siete davvero il nuovo Nobel per la letteratura. Nel secondo caso ("migliorabile") c'è da lavorare sodo. Nel terzo e soprattutto nel quarto caso dovreste sinceramente pensare di risparmiare al mondo la vostra creazione.

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Il problema principale è sia la mancanza di autocritica sia la mancanza della comprensione di ciò che si ha scritto... Ci siamo avviati verso un degradamento di ogni forma di pensiero, basti guardare il cinema italiano con i suoi cine-panettoni, la televisione, l'arte stessa... Concordo con Harumi sulla libertà di espressione e sul fatto che dovrebbero rendere un po' più puntigliosa la scelta dei libri da pubblicare!

Purtroppo per l'autocritica il discorso è più complicato... Essere in grado di guardarsi ( o di guardare il proprio lavoro) e dire cosa vi è che non funziona è una capacità sempre più rara. 

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Come riavere i libri dati in prestito

 

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Questa faccenda del prestare i libri senza avere la possibilità di riaverli è un incubo che terrorizza i lettori di tutto il mondo, da sempre. Ci sono vari atteggiamenti e vari esiti, diversi tipi di prestatori e diverse soluzioni per evitare che il prestito si trasformi in un regalo (in provincia di Messina qualcuno pensò bene di incatenare i libri, per dire). Una cosa è certa: chi presta è condannato a subire passivamente le conseguenze del proprio atto di generosità, soffrendo per la maliziosa sbadatezza altrui. Ora, però, è giunto il momento di ribellarsi e di armarsi contro le mancate restituzioni.

 

Su Bookriot, Alison Peters ha condiviso la propria esperienza, comune a quella di molti noi, di prestatrice illusa, sedotta e abbandonata, raggirata, beffata e oltraggiata. Per quanto uno ce la metta tutta, ad esempio raccogliendo in un'apposita e aggiornatissima lista i nomi delle persone beneficiarie dei nostri prestiti, la sfrontatezza non ha limiti, e si è costretti a dover rammentare, sollecitare, convincere, pregare e minacciare per sperare di avere indietro ciò che si possiede di diritto. Il tutto, come dicevamo, in una condizione assurdamente passiva, essendo in balia dello smemorato di turno. E allora basta. No, non basta nel senso che non si devono più prestare libri (anche se non me la sento di sconsigliare questa decisione tanto netta quanto legittima), ma nel senso che è necessario riavere il coltello dalla parte del manico in quanto dispensatori di cultura.

 

Ci sono, secondo la Peters, varie strade percorribili per incoraggiare il rientro dei nostri libri. Il primo passo consiste nello svergognare pubblicamente il colpevole, e in questo caso ci si può ingegnare in vari modi, a seconda del livore che si vuole trasmettere (l'autrice suggerisce di far circolare su Facebook e tra i propri contatti email una bella immagine modificata del soggetto con tanto di cartello infamante: I am a bad book friend). Se il metodo pece e piume non vi soddisfa e volete passare a qualcosa di più movimentato, potete sempre mettere insieme un gruppo di amici fidati (meglio se anche loro segnati dalla vostra stessa brutta esperienza) e procedere a un simpatico prelievo di oggetti dalla casa del non-restitutore, organizzando un vero e proprio sequestro di beni affettivi che saranno riconsegnati solo dietro pagamento del riscatto: il vostro libro. Più attuabile, e più legale, una bella iniziativa in stile far west, con la diffusione di cartelli wanted in luoghi strategici quali librerie e biblioteche, dove potrete senz'altro racimolare alleati pronti a opporsi contro chi infama pubblicamente il lavoro di lettore.

 

L'ultima mossa, la più subdola e diabolica che avete a vostra disposizione, è probabilmente anche quella che vi darà più soddisfazione. Rintracciate il titolo del libro che il non-restitutore sta leggendo in quel momento e, con molta semplicità, rovinategli il finale. Anche qui avete ampio margine di azione: o cercate qualche delizioso spoiler su internet o leggete voi stessi il libro (una lettura in più fa sempre bene, ancora meglio se gustata con sadismo). Tesserete allora una ragnatela attorno alla vittima, facendo partecipare altri complici pronti ad attivare inaspettatamente una bella discussione sul titolo in questione, così da far emergere in breve tempo un bel mucchio di dettagli e anticipazioni. È crudele, ma a quel punto davanti al vostro amico in lacrime potrete dire: mi spiace, hai scherzato con il lettore sbagliato.

 

Fontehttp://www.finzionimagazine.it/

 

 

Chi non ha mai avuto prestiti di libri? Io personalmente non li presto mai se non mi fido (e se si tratta di un libro a cui tengo tanto aggiungo un discorsetto... o forse sarebbe meglio dire una minaccia velata!). Forse è per questo che tutti i miei libri sono sempre tornati a casa... quando si tratta dei miei libri, riesco a incutere terrore!!

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con gli ebook un bel copia e incolla e passa la paura :sisi:

 

sarebbe illegale ma ho trovato quest'altro articolo, mi sembra il minimo considerando che prestare un ebook è lo stesso che prestare un libro... quindi la clausola "questo ebook non potrà in alcun modo essere oggetto di scambio, commercio, prestito, rivendita, acquisto rateale o altrimenti diffuso senza il preventivo consenso scritto dell’editore." è un pò ridicola almeno per quanto riguarda il prestito e lo scambio

 

Ebook: Amazon permette ai suoi clienti di prestare un ebook a un amico. Solo uno

 

Amazon prova a fronteggiare il download illegale di ebook permettendo di prestare ogni ebook a un solo amico, una sola volta. Piovono le critiche

“Sto leggendo un libro spettacolare, sai?”. “Ah, sì? Poi me lo passi?” “Certo. Aspetta, ce l’hai un account Amazon?”

Forse per replicare in forma digitale l’antica usanza di prestare libri, forse per incoraggiare le potenzialità “social” della lettura in Rete, molto più probabilmente per provare a fronteggiare lo spauracchio della pirateria selvaggia, Amazon ha lanciato un’iniziativa curiosa: chiunque comprerà un ebook potrà – una volta letto – prestarlo a uno e un solo amico, per un massimo di 14 giorni.

Un'iniziativa buona o uno sparo nel buio? Inquadriamo la situazione: sei in possesso di un Kindle e hai regolarmente acquistato Infinite Jest di David Foster Wallace dall’Amazon store. Un mese dopo l’hai finito, ti è piaciuto, decidi di “prestarlo” a un tuo conoscente provvisto di Kindle. A questo punto lui avrà solo due settimane di tempo per leggere le 1200 pagine vergate da Foster-Wallace. Risultato: probabilmente non inizierà nemmeno a leggerlo e per due settimane tu non potrai tornare a sfogliare un passaggio che ti era piaciuto particolarmente. Finita la durata del prestito tu ritornerai in possesso del tuo ebook e il tuo amico, probabilmente, proverà a scaricarlo illegalmente dall’infinità di piattaforme anonime disponibili in rete. C’è di buono che sicuramente non te lo tornerà indietro con le orecchie agli angoli.

Non stupisce dunque che sull’iniziativa - partita lo scorso 30 dicembre e per ora attiva soltanto negli Stati Uniti – siano già piovute diverse critiche. Alcuni si concentrano sulla breve durata del “prestito”, altri sul fatto che i libri disponibili al prestito devono essere approvati dall’editore. C’è chi sottolinea che una mossa del genere sia ampiamente insufficiente a fronteggiare una problematica complessa come lo scaricamento illegale di prodotti multimediali, e chi, come il CEO di Amazon Jeff Bezos, in passato aveva liquidato questa iniziativa in quanto “estremamente limitata”: “Puoi prestarne uno a un amico. Una sola volta – ha dichiarato al New York Times – Non puoi scegliere due amici, nemmeno in serie; così, una volta che hai prestato un libro a un amico, è fatta.”

Mentre Amazon si spreme le meningi per farsi venire un’idea migliore, in Rete è già stato dichiarato lo stato d’allarme per i contenuti digitali a pagamento: secondo una ricerca pubblicata in questi giorni, la maggioranza dei naviganti spende meno di 10 euro al mese in contenuti web. E intanto il panorama letterario in Rete evolve a velocità vertiginosa, sempre più autori (uno su tutti, Cory Doctorow ) decidono di bypassare le case editrici e di “pubblicare” direttamente in Rete mettendo a disposizione versioni gratuite dei loro romanzi.

 

Fonte: http://cultura.panorama.it/libri/Ebook-Amazon-permette-ai-suoi-clienti-di-prestare-un-ebook-a-un-amico-Solo-uno

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Mi sembra un po' la versione Amazon della MLOL... resta il fatto che alla fine il prestito dell'ebook ha più limitazioni di quello del cartaceo... a meno che qualcuno non punti il fucile alla tempia dell'amico che dopo 14 giorni esatti non gli riconsegna il libro prestato...

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:mmm: io credevo che gli ebooks si potevano prestare a tre persone e non ad una (non ricordo dove l'ho letto) :grat:

Mi sembra anche a me di ricordare qualcosa al riguardo... forse sono quegli ebook che dopo un tot di condivisioni (mi sembra 3 appunto) si bloccano... 

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Come leggere un libro alla settimana

A tutti coloro che non leggono (o leggono poco) è dedicato questo articolo...

 

http://www.internazionale.it/superblog/tecnolog/2014/02/06/come-leggere-un-libro-alla-settimana/

 

In barba a quelli che definiscono "lettori forti" quelli che leggono un libro al mese (per un totale di 12 libri all'anno), questo articolo dimostra come si possano leggere 50 libri in un anno leggendo appena 40 pagine al giorno. 

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Beh sì, ma come dice l'articolo dipende comunque dalla voluminosità dei libri, per esempio stupido, sto leggendo la spada della verità che ha quai 1000 pagine a volume, e sono 11, solo per la prima saga.

 

Ora, io sono un lettore medio, non è vero che non leggo niente ma non è neppure vero che leggo tanto, quando leggo un libro in genere lo leggo quasi tutti i giorni, a volte leggo 100 pagine a volte solo 20, dipende dai casi.

 

volevo arrivare a dire che comunque leggere così tanti libri è fattibile sì, ma se non ne sei particolarmente appassionato diventa completamente inutile, conosco gente che si ammala solo all'idea del dove "leggere" o che mandano avanti i filmati di un videogioco se questi hanno dei sottotitoli, insomma, un'allergia ben più seria di un semplice "non ne ho voglia".

Altri invece che hanno una totale perdita d'attenzione, ma per qualsiasi cosa letta, magari ci provano ma anche di fronte ad un fumetto (cioè, con tanto di immagini illustrate dico eh) si dimenticano cos'hanno letto un minuto prima.

 

Insomma, è un'articolo bello interessante ma poi mi sembra quasi un obbligo più che un piacere a leggere così metodicamente.

 

Follow the passion insomma.

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Ho letto l'articolo e personalmente ritengo che il tipo abbia un sacco dei tempo da perdere  se riesce a stare in un bar  a leggersi 40 pagine ogni mattina (minimo un oretta gli va via per leggere facendo due calcoli) senza problemi d'orari d'ufficio o altro.

Nonostante tutto l'idea di darsi una quota letture al giorno per chi come me ha DAVVERO TROPPO da leggere e la prospettiva di debellare un buon quantitativo di roba all'anno è estremamente allettante...

<.< Purtroppo però bisogna sempre fare i conti col maledetto fattore tempo, fattore imprevisti + impegni, fattore malanni o depressione o stanchezza......Il che relega sto grande progetto appunto hai tipi senza un benemerito cavolo da fare e la giornata libera...

Quindi che dire? Fortunato sto tipo con la giornata libera e Beato lui che ci riesce in sto intento!

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Sì concordo, non comprendo questa frenesia del leggere :mhm: mi dà più l'idea che diventi una sorta di collezionismo o consumismo frenetico xD

 

A me un libro piace gustarmelo con calma e rilassatezza, mettendoci tutto il tempo che ci vuole senza pensare di dovermi sbrigare per leggermi tutto quel che vorrei.

 

Ho un quaderno trasformato in rubrica in cui segno in ordine alfabetico gli autori ed i loro libri che desidero leggere prima o poi, diciamo che è il mio promemoria per la vita, un ausilio e non un listone che mi metta ansia perchè sono lontana dal terminarlo xD anche perchè se mi facessi prendere dalla lettura vorace, per come sono fatta, finirei a non cogliere a fondo tutte le sfumature che amo osservare se il libro è di mio gusto. C'è già la vita quotidiana che ci fa agire con ansia e fretta, non ci tengo a trasformare anche i miei piaceri in doveri :nini:

 

"Leggo, per quanto è possibile, soltanto ciò di cui ho fame, nel momento in cui ne ho fame, e allora non leggo: mi nutro." [simone Weil]

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Bisogna anche tenere conto del genere... 40 pagine dei Promessi Sposi sono diverse da 40 pagine di Harry Potter... 40 pagine del secondo sono fattibili in un'ora, secondo me...

 

Io trovo l'idea interessante per chi non è pratico di lettura, ma ha una vaga intenzione di iniziare a cimentarsi. Darsi un obiettivo concreto penso possa aiutare a iniziare e riduca le possibilità di "abbandono"... quando si è presa la passione, il gustarsi la lettura vien da sé...

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Io sarei tentata di provarci solo perchè non ho più posto dove metterli XD

Però mi trovo daccordo con Brezzina la lettura deve essere un piacere che ti arricchisce e devi sentirti disposto a farlo altrimenti non ha senso e non lo si gode nemmeno

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Bisogna anche tenere conto del genere... 40 pagine dei Promessi Sposi sono diverse da 40 pagine di Harry Potter... 40 pagine del secondo sono fattibili in un'ora, secondo me...

 

Io trovo l'idea interessante per chi non è pratico di lettura, ma ha una vaga intenzione di iniziare a cimentarsi. Darsi un obiettivo concreto penso possa aiutare a iniziare e riduca le possibilità di "abbandono"... quando si è presa la passione, il gustarsi la lettura vien da sé...

 

sì straquoto, io ci ho messo mesi a leggere "i demoni" di dostoevskij cercando di capirlo, e un mese per leggermi tutta la saga di twlight :rotfl:

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