Adenina

Laurearsi in tempo di crisi

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Cari amici di NDZF, stavo leggendo un articolo sul corriere e, da lì, lo spunto.

Come da titolo: laurearsi, in tempo di crisi, serve?

La domanda può sembare strambra, ma, accantonando per il momento la realizzazione personale, a livello puramente professionale, di questi tempi, è meglio buttarsi immediatamente nel mondo del lavoro oppure no?

I lunghi tempi della Laurea possono diventare un ostacolo nella ricerca di una professione?

Ovviamente, in certi frangenti, della Laura non si può proprio fare a meno.

Mettiamo che si stabilisca che sì, laurearsi conviene:

meglio laurearsi in fretta e furia o magari metterci un/due annetti in più ma portare a casa un ottimo voto?

Ovviamente l'ideale sarebbe laurearsi in fretta e bene, ma non è sempre possibile.

 

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Secondo me dipenda de che laurea fai, alcune si possono fare giusto per interesse personale, ma di certo non ti facilitano ad entrare nel mondo del lavoro, anzi in un certo senso ti fanno perdere tempo. Altre invece hanno più sbocchi lavorativi quindi conviene laurearsi in quelle facoltà. In generale bisognerebbe informarsi un pò sulla richiesta che c'è nel campo in cui ci si vuole laureare perchè se ti laurei e tanto poi non trovi lavoro, tanto vale che, se gli argomenti ti interessano, te li studi a casa come passatempo invece che perdere tempo all'università XD

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secondo me laurearsi conviene perchè il mondo del lavoro non sempre è capace di prepararti in maniera adeguata, spesso la preparazione che si aspettano è troppo specifica e quel che ti insegnano è il loro modo di lavorare e basta, al contrario l'università ti insegna un metodo applicabile su larga scala, vero che si divaga anche troppo ma è comunque meglio del mondo del lavoro.

Questo significa che non bisogna lavorare mentre si cerca di laurearsi? No.... basta lavorare per dei periodi brevi, facendo esperienza mentre si cerca di laurearsi il prima possibile.

 

Un esempio, il mio campo, programmazione... ogni azienda lavora nel suo specifico sistema, c'è chi usa un linguaggio chi ne usa un altro... le aziende non perdono tanto tempo a formarti, ti gettano una serie di progetti adosso finchè non riesci a consegnare qualcosa che serva a loro... formarsi in azienda significa quindi imparare il linguaggio dell'azienda, il modo di lavorare di quell'azienda, il sistema che regge l'azienda (framework) e i programmi che usa quell'azienda... si diventa degli specialisti che, cambiando azienda, devono ricominciare da zero.

All'università siamo all'esatto opposto, la facoltà più vicina al mondo della programmazione è l'università di informatica nella quale ci sono tante materie molto lontane dal lavoro di programmatore ossia tutte le materie matematiche... nonostante questo le materie legate alla programmazione sono tante e sono insegnate bene, ti danno sia strumenti pratici sia basi teoriche da applicare a qualsiasi ambiente.

 

C'è però un problema, le aziende vogliono l'esperienza lavorativa, la valutano di più di una laurea presa con il massimo dei voti, e la laurea in informatica è davvero tosta... in pochi riescono a puntare all'eccellenza (anche tra i migliori programmatori non sempre i voti sono eccellenti... anzi spesso sono i migliori matematici ad avere voti eccellenti anche se in programmazione non sono così bravi).

Allora come si fa? Si cerca di finire l'università il prima possibile... ma questo non basta....

Bisogna cercare subito di entrare nel mondo del lavoro e farsi qualche piccola esperienza, anche a costo di ritardare la laurea (e, vista la sua difficoltà, non sarà neanche così difficile rimanere indietro). Se si esce dall'università con qualche esperienza oltre alla laurea non importa se ci si è laureati leggermente in ritardo, non importa neanche il voto (o meglio importano ma sono compensati dall'esperienza accumulata che viene valutata di più). Oltretutto si avrà una formazione completa, si potrà quindi lavorare ovunque senza troppe difficoltà in qualsiasi luogo.

 

poi chiaro che l'estero è una buona prospettiva, ma... tutto il mondo è paese... personalmente non mi illudo che all'estero vada tutto meglio. Se uno trova lavoro all'estero bene, se lo trova qua bene uguale, l'importante è che sia un buon lavoro pagato il giusto.

Parlando però dei lavori da fare durante la laurea è meglio che siano il più vicini possibile, se si riesce part time, in caso contrario per brevi periodi... bisogna mettersi in testa di fare dei mini periodi di lavoro e, se necessario, rinunciare in prima persona senza temere (a meno che non sia il lavoro della vita, ma un'occasione del genere non capita quasi mai). In questi casi anche accontentarsi di uno stipendio basso va bene (senza esagerare... non bisogna farsi prendere per il culo... almeno 5€ l'ora/1000€ al mese per un lavoro full time ci devono essere... e se si lavora oltre l'orario bisogna farsi pagare. Oltretutto se vi prendono come tirocinio è importante sapere che la Regione paga parte del vostro "mini-stipendio" (in quel caso sono 600€ al mese minimo) quindi in quel caso è bene PRETENDERE che vi facciano affiancamento o formazione di qualche tipo (visto che è appunto per questo che la regione paga), se così non è bisogna interrompere subito il rapporto di lavoro, ci sono insomma limiti che non vanno superati).

 

Non è facile, in particolare all'inizio visto che i datori di lavoro ne approfittano nel 90% dei casi.... c'è chi ti dice che tu sei obbligato a lavorare da lui a vita se vuoi quel lavoro (non è assolutamente vero, potete dirgli si durante il colloquio e mollare il giorno dopo che vi hanno assunti. sul contratto che vi faranno ci dovrebbe essere anche scritto il periodo con il quale dovete comunicare che ve ne volete andare), chi ti dice che devi lavorare oltre l'orario (c'è un limite... 48 ore settimanali al massimo, il full time è 40 ore settimanali. Tutte le 8 ore massime fatte in più sono straordinari e vanno pagati), chi non vi fa il contratto rimandando sempre la questione (bisogna insistere), chi cercherà di pagarvi meno delle ore che avete fatto (bisogna segnarsi e conteggiare tutto, se non corrisponde andare a chiedere ciò che vi spetta) ecc... ognuno a la sua mania e bisogna avere le palle di andare a fargli notare queste cose... all'inizio in particolare, visto che non si ha una famiglia da mantenere, bisogna essere fiscali (è anche per colpa di lavoratori che in passato si sono fatti sfruttare che i datori di lavori pensano di poter fare quel che vogliono).

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