நற்பேறு

L’utilizzo del pensiero laterale creativo in azienda

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Vorrei che commentiate un articolo che ho trovato in rete.

Parla del pensiero laterale come di un metodo che possa determinare un effetto positivo sull’indotto e sugli utili di una qualsiasi azienda.

 

http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:VURbp3_mrD4J:www.psicologi.fvg.it/allegati/materiali/allegato24.doc+&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it&client=firefox-a

 

Per sicurezza ve lo ricopio dentro lo spoiler (è un po datato l'articolo)

 

Alessandro Spreafichi :

l’utilizzo del pensiero laterale creativo in azienda .

 

 

 

Intendo proporre  una breve ma , mi auguro , rappresentativa descrizione di come l’utilizzo del pensiero creativo , che ricordo essere passibile d’insegnamento , possa determinare un effetto positivo sull’indotto e sugli utili di una qualsiasi azienda , da piccola a grandissima…L’esposizione sarà per forza breve , il tempo è tiranno , chiedo pertanto di accoglierla in qualità di spunto e non come  fosse una trattazione organica e multidimensionale ) .

 

1 – Negli anni 80 ci fu a Parigi una riunione tesa a proporre un problema a 30 creativi “ generici “ e furono messe a disposizione due ore ed un foglio oltre alla penna per creare un progetto …Alla fine fu promesso un premio quantificabile in percentuale per quello che fosse stato scelto in quanto progetto “ evidentemente superiore agli altri “ .

Il problema da affrontare era il seguente  : “ Una casa automobilistica sta da tempo avendo una significativa riduzione dell’indotto  dovuta alla diminuzione delle vendite in alcune grandi città del centro Europa e del Giappone . La perdita è tale da rappresentare un pericolo per la stessa sopravvivenza della Società . Avete due ore di tempo e 1000 miliardi di lire a disposizione per poter risolvere la questione . La soluzione che alla commissione ( delegati e amministratori di 6 grandi case automobilistiche mondiali ) parrà la migliore otterrà un premio quantificabile in 100 milioni di lire . “( De Bono : Il pensiero laterale . ed Laterza )

 

Ebbene , 29 erano creativi spontanei , di quelli che si pensa nascere a caso per intenderci , uno era invece “istruito e formato “ ed utilizzava tecniche creative di analisi dei dati . ( in questo caso utilizzò una tecnica chiamata clusters low analysis ) ..Risultato : si alzò dopo un’ora , andò a brevettare l’idea , tornò e chiese ,se la volevano utilizzare ,  il triplo della cifra … Dopo che tutti ebbero esposto le loro ( solite cose che tutti – anche adesso - usano : migliorìe del prodotto , regali , gadgets gratis etc etc ) lui espose questo progetto : utilizzare i 1000 miliardi per comperare attraverso prestanome o società diverse tutti i garages possibili nel centro storico e nei centri storico-produttivi di queste città e darle in uso gratuito a chiunque avesse una macchina di una tal marca  . Dopo 3 anni prevedere un affitto concordato possibile solo però per chi avesse auto ( qualunque o da decidere in base ai trends di vendita ) di quella marca .

Risultato : la Nissan comprò il brevetto e garantì anche al creatore una compartecipazione agli utili dello 0, 5 % . ( parliamo di oltre 3 mld di premio )

Grazie ai soldi guadagnati la Nissan ebbe potenziale economico per creare la Micra e rilanciarsi come una delle prime 5 aziende estere a penetrazione in Europa.

Studiatevi l’idea e vedrete che è inattaccabile ( caratteristica tipica del pensiero creativo è di immettersi in zone insature del mercato e di essere perciò inttaccabile da pensieri saturi – Prima cibernetica ).. Le leggi lo permettono , i 1000 mld non sono spesi ma investiti ( si rivende e si guadagna tanto liberando capitali per altri progetti  ) , nessun cambiamento alla linea produttiva , nessuna migliorìa necessaria alle vetture , nessun regalo vero . Eliminazione della concorrenza , anche se l’avesse comperata la Trabant tutti noi pur di lavorare ed avere posti a disposizione a due passi , avremmo una Trabant come auto di servizio …

 

2 – grazie a conoscenze personali nel 1994 mi fu chiesto di aiutare se possibile , un negozietto-produttore per una questione per loro grave : vendevano pellame e articoli in pelle , avevano stoccato 3500 borsette dall’Ungherìa credendo che sarebbe stato facile rivenderle …Purtroppo in Emilia ( sede della ditta ) non ne furono vendute che 120 in due anni , e per un negozietto a gestione familiare l’esborso per l’acquisto creava problemi di liquidità non essendoci smercio sufficiente . Applicai il Pmi ( tecnica del più-Meno-Interessante ) , il progettino che ne scaturì fu il seguente : facciamo di queste borsette ungheresi uno status symbol per una fascia di persone dai 17 ai 30 anni , donne abbastanza indipendenti o che intendono diventarlo , non potendo competere con le grandi case ed essendo i prodotti in sé stessi poco più che discreti prodotti artigianali ma niente più,diamo al marchio ( del negozio ) esposto sulle borsette l’indicazione di produttori della “ borsetta , l’unica , in assoluto , più brutta del mondo “ , tiratura limitata 3380 pezzi ..Accludendo una certificazione che non ne sarebbero state smerciate altre simili né con lo stesso logo di Misses Bruttezze  …

Investimento pubblicitario : 2 milioni di lire in volantinaggio e 2000 lire a capo per l’applicazione della targhetta “ la borsetta più brutta del mondo numero ….” .

Risultato incremento delle vendite a 3 mesi dall’immissione sul mercato con un risultato di 3076 borsette vendute in 11 mesi .

Circa le leve psicologiche di “presa “ sulle clienti si rimanda ad una prossima esposizione ( basti citare  “l’originalità “ del prodotto  ) .

 

-         3 : Lavoravo come selezionatore presso un ente di formazione il cui problema maggiore era il bisogno di acquisire nomea di fronte alla cittadinanza , in caso contrario il rischio di chiusura era forte perché da anni esisteva una diminuzione nel numero di iscrizioni e perciò dei contributi ricevuti dalla Regione ) . Ragionammo insieme : la loro mission era “formare” , non avevano mai considerato la questione struttura dell’ente . Nonostante fosse solo un’ente di formazione  e perciò fosse screditata dagli studenti stessi ( si va lì per passare tanto è semplice e confusionaria , si veda ad esempio il Foscolo a Trieste ) , nondimeno proposi di non interessarsi all’inquadramento ( Bleger ) popolare e comportarsi e strutturarsi come un college inglese : rigidi ricevimento genitori ( obbligatori ) , rigide selezioni degli studenti ( iniziale flessione delle iscrizioni ) , rigida gerarchìa interna ( niente più :siamo tutti uguali ma anzi , titoli e curricula contavano eccome ) , comunicazione esterna che le cose erano cambiate e che chi volesse essere ammesso e promosso avrebbe dovuto avere voglia di fare e i genitori avrebbero dovuto essere collaborativi e aiutare la scuola stessa con i propri figli ( parliamo di genitori con scolarizzazioni basse e capacità genitoriali inizialmente molto limitate ) ….Si trattava di un salto enorme , e quasi tutto al buio ..Come avrebbero reagito tutte le persone coinvolte ? Creativamente applicai i 6 Cappelli per pensare all’organizzazione di quella “scuola” e ne risultò un progetto che , a livello teorico diceva “ cambia il contenitore cambierà il contenuto “ …Funzionò . Dopo una flessione iniziale del 30% ( scrematura ) l’anno seguente ci fu una maggiorazione delle iscrizioni del 175% ed un miglioramento del benessere interno quantificabile ( acl ) nel 70% .  A 4 anni di distanza ( coaching longitudinale ) la ristrutturazione regge molto bene …( i dati rimangono invariati )

-         La creatività in questo caso non fu circa il metodo ( si tratta in fondo di una ristrutturazione abbastanza tipica all’interno della psicologìa del lavoro ), bensì circa il fatto che nessuno aveva mai pensato di farlo e soprattutto sul fatto che , nonostante l’iniziale ostatività della struttura , il poter far ricorso a metodiche specifiche permise loro di sentirsi parte integrante della creazione del progetto che in tal modo fu non solo accettato ma portato avanti con dedizione ed impegno ( non lo psicologo che “dall’alto crea e mostra “ ma solo lo psicologo che insegna loro a fare da soli i  propri pensieri creativi . qui stette il successo dell’intervento .  I metodi per insegnare il pensiero creativo ebbero una funzione insostituibile nel rendere applicabile il progetto stesso )

 

- Una brevissima applicazione del pensiero creativo a livello mondiale potrebbe persino servire a combattere la mafia , ne accennerò solo una potenziale variabile : un mafioso è un perverso dotato di scarsa cultura e soprattutto di pensiero onnipotente , ebbene , i mass media e noi , colludono con tale pensiero onnipotente e lo rinforzano : ecco la proposta ( una delle 23 che ho elaborato ) : perché invece di chiamarli boss o capicosca non ne facciamo menzione come a dei : es . Totò Riina , un altro impotente con il pisello piccolo che deve dimostrare che uccidendo gli crescerà il pisello ?   Oppure . Es. Totò Riina , un mezzo troglodita che non sa parlare ed ha evidenti problemi con i propri genitali ?

daremmo così un messaggio culturale a chi è tentato dal pensiero onnipotente ( figli e parenti o bulletti di periferia ) ed al contempo colpiremmo la mafia probabilmente più di Falcone e Borsellino ( che non hanno purtroppo ottenuto abbastanza giacchè il problema è psicologico e culturale non solo legale ed il contrapporre cultura a chi spara e mette bombe serve a poco . Purtroppo ) .

L’elaborazione delle altre 22 idee è ottenuta con il sistema CDd ( colpisci dove è debole . A- Spreafichi 1995 ) .

 

 

Conclusioni : il pensiero creativo inducibile ha una potenzialità applicativa a 360° , secondo tali modalità di pensiero il mondo è ancòra da inventare e certamente da migliorare , ognuno di noi può concorrere alla pari alla creazione di progetti attuabilissimi e destinati ad avere successo in ogni campo , si tratta d’imparare ad uscire dalle consuete modalità di pensiero e giungere a poter elaborare modelli allargati lateralmente a parità di dati esterni . Il modo di pensare viene allenato a non cedere alla nevrosi del non si può e ad attivare senza riserve all’inizio progetti anche “strani” ma passibili poi di studi di fattibilità etc etc … Un razionalista non avrebbe mai permesso di “inventare” l’aereoplano …Sarebbe stato giudicato un progetto folle …Einstein disse” solo i sognatori possono trovare le domande giuste …Grazie ad esse troveremo le risposte “ , ebbene il pensiero creativo rende possibile sognare in modo produttivo , anche là dove pare non esserci soluzione .

Io e altri siamo convinti che ogni università dovrebbe creare un corso specifico perché attualmente le strategìe di “ lavoro e indipendenza” degli studenti sono lasciati al caso , così come le aziende dovrebbero poter , con l’aiuto di psicologi formati in tal senso , riuscire ad imparare a sviluppare mercati basandosi su capacità nuove di analisi dei dati . A mio giudizio la globalizzazione non solo lo permette , lo impone .

 

Il pensiero è come il corpo , se non si allena non sarà mai al massimo del proprio potenziale …Il nozionismo non allena il pensiero , semplicemente lo satura ( ed è spesso così noioso …)

Noi crediamo di saper pensare ma in realtà siamo spesso poco allenati ..il pensiero creativo e le metodiche relative ad esso intendono concorrere a realizzare un allenamento sovrastrutturale utile ad applicare le proprie caratteristiche in modo ottimizzato a qualsiasi “ prodotto “ , sia esso la sussistenza piuttosto che l’informazione o la formazione pura .

Ricordo che attualmente si servono di formazione pura in pensiero laterale creativo governi ( giapponese e americano ) , multinazionali ( ibm – sony etc ) oltre a più di 3000 grandi aziende a livello internazionale .

Grazie a tutti .

 

 

Vorrei condividere insieme a voi, seguendo filo del discorso dell' autore, capire che cosa, attraverso il pensiero laterale creativo, possa aiutare la società italiana di oggi, ma anche di un università, e in generale le aziende italiane.

 



 

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