Sayu

Racconti di •Sakura - Sakura no Gallery

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Salve a tutti! :)
Era da molto che volevo condividere con voi uno dei miei ultimi racconti, ma presa da altro finivo sempre per dimenticarmene.
Scritta quasi un anno fa, era una storia che aveva un suo scopo; scopo che mi son resa conto di quanto non le calzasse e quindi ho deciso di tenerla per me.
Buona lettura <3
 
E' ora, Marì.
 


Tic tac. Tic tac, Tic tac.
Date retta a me. Non c'è nulla di più fastidioso di un orologio che non scandisce il tempo a ritmo. Io lo so.
Eppure mi chiedo con curiosità, insistenza - talvolta rasentando l'ossessione - come possa ignorarlo. Chi, eh? Lei. Marì.
Ventuno e cinquantadue. E' rientrata da poco. Parlava al telefono in un modo che non mi è piaciuto, angosciante.
«Ma io non -»
«Tu tu - Tu tu.»
«... Scusa.»
Sei giovane, Marì. Per quanto continuerai in questo modo?
Ed eccoti mentre prepari il tè, e ancora, mentre lo sorseggi sfogliando quei maledetti album fotografici. Conosco quelle facce, sorrisi e paesaggi a memoria, ma tu ti soffermi sempre sugli stessi scatti. Cara Marì, fattene una ragione. Quel bel visino, il portamento, i capelli lasciati crescere apposta; il curriculum da 10 e lode, da prima della classe; l'ascesa lavorativa, fulminea; il tuo essere gentile, educata, generosa, il tuo mettere gli altri prima di te stessa, non ti aiuterà a far breccia tra i suoi pensieri, non ti aiuterà a farlo tuo. A lui non interessa. Sei il terzo incomodo, l'altra con cui vantarsi dei propri successi, a cui chiedere senza mai dare. Sei... Sei così donna, Marì.
Ah. E' quasi mezzanotte. Hai rimuginato più del solito. Sì, giusto. Va' a nanna che domani è un altro giorno.
Sette e trentacinque. Oh. Buongiorno Marì, dormito bene? Credo di no, ma lasciati dire che sei stupenda con indosso quell'abito. Mette in risalto la tua figura, ti slancia. E quel colore, poi. E' il tuo preferito, no? Lo indossi ogni volta che qualcosa va storto. Sai che il mondo può essere tuo e con questa mise ne vuoi la certezza assoluta. Ingenua, Marì. Vai già via senza neanche fare colazione. Be', non posso farci molto. Mi auguro che qualcuno riesca a tentare il tuo stomaco, hai bisogno di addolcirti un po'. Buon lavoro, Marì. Aspetterò il tuo ritorno.
Diciotto e quindici. Bentornata! E ora, cosa farai di bello? Metterai mano al libro che stavi leggendo e che ancora è lì, di traverso, sul ripiano della parete attrezzata? Sai Marì, alle volte non ti capisco. E' trascorso un mese da quando l'hai iniziato e so per certo che adori leggere. Scommetto che da piccola eri una di quelle bambine che allineava in maniera perfetta le sue belle bambole, sulla mensola affianco al letto, fissandole con adorazione, come se non potesse esserci altro di gratificante nella vita. E ora cosa ti appaga, Marì? Stare al telefono? E' quello che ti riesce meglio ultimamente. Anche in questo momento.
«Da' un bacio alle bambine.»
Almeno non è il continuo della sceneggiata di ieri sera. Tua sorella e le tue nipoti. Non le vedi da tempo, ma continui a ripeterti - più che altro a convincerti - che prima o poi andrai a trovarle. Certo, Marì. Se smettessi di fare la missionaria probabilmente ci riusciresti. Mi porti alla mente le sciacquette che proclamano a gran voce di volere la pace nel mondo. Ma, Marì, anche tu sei il mondo. O credi che il concetto di pace sia così limitato da esaurirsi nella collettività cui di solito fa erroneamente riferimento. Forse pensi che la tua posizione possa esimerti dal pensarlo per te stessa. Già, tu lavori, porti a casa il pane. Sei una grande, Marì. In fondo, è il lavoro a nobilitare l'uomo. Fatta fronte a questa esigenza, credi di avere quasi l'obbligo di guardare agli altri. No, Marì. Dovresti soffermarti di più su te stessa. Così facendo, magari, metterai di nuovo mano a quel libro, lo leggerai e lo riporrai con cura, proprio come facevi con quelle belle bambole.
Venti e trenta. Buon appetito, Marì. E' buono quello che stai mangiando? Dalla tua faccia incolore che fissa insistente quell'imperfezione sul muro del salotto, ricoperto di lucida carta da parati, non riesco a decifrarlo. Un monito, vero? Se la cornice non si fosse rotta, scivolandoti accidentalmente dalle mani, l'avresti lasciata lì, aggrappandoti ai tuoi pseudo-rapporti sociali, troppo "pseudo" per essere ritenuti tali.
Sei sempre stata servizievole Marì, tantoché se una qualsiasi anima pia ti si fosse avvicinata, avrebbe rischiato di essere corrotta dalla tua natura. E' così che è stato. Non eri la preferita della mamma o la cocca del papà. Questi ruoli erano perfetti per tua sorella maggiore, esuberante e carezzevole al punto giusto. A te bastava rimanere in disparte, con i tuoi piccoli successi e la certezza che tutti sapessero, a prescindere dalla gioia di un qualsivoglia complimento. E a quando risale l'ultima telefonata di un'amica? Eri sempre lì con loro, in ogni occasione, festa, ritrovo, concerto, spettacolo. Ma facevi numero, Marì. Non mi va di affibbiarti questo aggettivo, so che non lo sei, quindi lo riverserò sulla situazione: è stupido, Marì.
Ah, ti sento cantare dalla cucina. Sei inaspettatamente intonata. Brava, Marì.
E ora, cosa facciamo di bello? Ci avviciniamo all'orario preferito da Cenerentola, ma a te più che scappare piace rimuginare. Giri per casa come se stessi preparandoti per le pulizie di primavera. Peccato sia solo ottobre e che tu viva da sola, sicché questa casa è sempre uno splendore. Proprio non ci riesci. Non riesci a non pensare. Quasi mi piacerebbe l'idea di vederti seduta comodamente sul divano, con quel dannato libro e una bottiglia di vino da tracannare. Ti ritroveresti addormentata senza sapere né come né quando. Sì, mi piacerebbe.
Ebbene! Hai stuzzicato il mio ingegno, Marì. A quest'ora qualcuno starà rientrando a casa, qualcun altro sospirando, altri ancora litigando per poi fare l'amore, ci sarà di certo qualcuno che inforcherà una scopa per librarsi nel cielo, chi ululerà alla luna e perché no, qualcuno che perderà una scarpetta. Ma per noi sarà diverso, Marì.
Mezzanotte.
Marì. Marì. Marì. Tic tac. Tic tac. Tic tac.
I tuoi piedi scalzi rallentano il loro tamburellare. Cucina. Salotto. Mi sei di fronte.
Mi fissi curiosa, poi sorridi e ti avvicini. Ti guardo con più attenzione del solito. I capelli acconciati in una coda; indossi il pezzo di sotto del pigiama, ma sopra hai una maglietta striminzita e sei avvolta in un leggero scialle. I piedi sono nudi, come avevo intuito. Mi sbagliavo, Marì. Tu sei sempre stupenda.
Ricambio il tuo sguardo. Da quand'è che non lo facevo? Da quand'è che non restavamo così, io e te? Mi basta poco per capire. E, in verità, ora lo vedo. Sai della parte di non-vita nella tua vita. L'hai sempre saputo. L'hai accettato, abbracciato, proprio come adesso ti stringe quello scialle. Un altro monito per non dimenticare? Sei proprio donna, Marì.
Un attimo di esitazione e con uno slancio a metà tra timido coraggio e dolce perplessità, mi parli.
«Sai, mi ero abituata al tuo ritmo sincopato.
Tum tum. Tum tum, Tum tum.
Così in sintonia col mio.»
La tua mano è ferma sul cuore.
Ah, Marì.
 

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ommio O_O non crede ai suoi occhi :mku:

 

"mette un velo scenetta hottosa vietato vedere" :susu:

 

Le salta addosso U_U

Zore mia bellaaa :abbracc: :abbracc: :smack:  Sono contentissima di risentirti :wey: La leggo subito carittima :mku:
 poi commento :mki:

 

Grazie per aver postato la galley :wey::flower:

 

EDIT: COMMENTO

 

Bella storia originale! E interessante il notare come riesci a inquadrare una persona vista dal punto di vista di un orologio.

Anche la scrittura è buona zore mia ! Complimentoni :flower:

E un affresco di un momento di vita  molto espressivo :zizi:

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Ahahah Zorella mia bella :abbracc: la tua intraprendenza è ben accolta, sappilo! <3

 

Grazie a te e a tutti coloro che hanno dedicato cinque minuti del loro tempo per leggerla! Può solo farmi piacere :)

E grazie per il commento! Non scrivo molto, ma quando lo faccio e poi rileggo mi sento appagata, in pace xD

:flower:

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Parto con il dire che mi piace molto.

L'ultima frase è la chiave di lettura (Ah, Marì) in quanto tutto sembra essere un prolungato sospiro e contemporaneamente un'immagine sospesa in una dimensione senza tempo: ricordo del passato, presente e -forse- un po' di malinconia per il futuro. Mi è piaciuta molto anche la scelta di periodi molto brevi e del senso di concitazione, di corsa, del ticchettio inesorabile di un orologio che scandisce il tempo che passa. In più, questa scelta, ha accentuato i momenti di riflessione più calma, rendendoli in qualche modo più intensi e coinvolgenti.

E' molto spontaneo, pensieri comuni, per niente artificiosi, genuini e delicati eppure tremendamente vivi e veri. Mi sono sentita coinvolta e partecipe dalle prime parole e nel leggere questo "monologo" mi sembrava di avere Marì davanti, di immaginarla e senza neppure grande sforzo immaginativo.

 

Insomma: 10 e lode.

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Sayu come sempre riesci a sorprendermi, hai uno stile molto particolare e devo dire che ogni volta riesci ad incuriosirmi :D
Non riesco ad esprimere un giudizio, ma posso dire che secondo me sei molto brava :)

L'ho appena fatto :ahsipeo:

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Implicitamente sì, ma ciò che mi piacque fu che mi scrivesti che era come se le mie parole prendessero forma e io fossi lì a parlarti, che eri piacevolmente confuso <3 (xD)

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