Pez_93

News Computer Zone

120 risposte in questa discussione

La notizia, proveniente dal sito Digitimes, è da prendere con le dovute cautele e necessita di una verifica con Microsoft, che come sempre accade in questi casi, non commenta su prodotti e tecnologie che non siano ancora stati ufficialmente annunciati sul mercato.

Windows RT, il sistema operativo di Microsoft sviluppato per i sistemi basati su architettura ARM e dotato di una interfaccia utente che replica quella di Windows 8, potrebbe avere una vita residua sul mercato piuttosto breve. Si ipotizza che questo marchio possa venir a breve abbandonato da Microsoft a favore di qualcosa di diverso che possa venir introdotto sul mercato nei prossimi mesi.

Microsoft è al lavoro su Blue, nome che identifica tanto la prossima generazione di sistema operativo evoluzione di Windows 8 come una serie di novità radicali che verranno implementate in vari prodotti sviluppati dall'azienda americana. Il debutto di Blue è atteso per la fine dell'anno, introducendo in questo modo per la prima volta un tasso di update del sistema operativo con cadenza annuale.

A dispetto degli sforzi portati avanti da Microsoft per promuovere la propria piattaforma software Windows RT in abbinamento all'ecosistema ARM, il successo di questo sistema operativo è stato inferiore alle aspettative. Un cambio di brand potrebbe aiutare l'azienda americana a meglio promuoverne la diffusione, allontanando gli utenti dalla percezione venutasi in parte a creare tra i consumatori che Windows RT sia identico a Windows 8 in termini di applicazioni supportate, cosa non realizzabile proprio per via della differente architettura hardware.

Scopriremo qualcosa di più a riguardo in occasione della conferenza Build di Microsoft, organizzata per la fine del mese di Giugno; in questa occasione Microsoft dovrebbe presentare la prima release beta di Blue. Non crediamo in ogni caso che il futuro di Windows RT possa passare attraverso una completa unificazione di brand con Windows 8, o con quello che sarà il futuro nome commerciale della prossima evoluzione di sistema operativo Microsoft. Le differenze esistenti tra piattaforme x86 tradizionali e quelle ARM sono troppo marcate per avere identità di brand: questo non farebbe altro che incrementare la confusione degli utenti.

E' plausibile invece ritenere che Microsoft non voglia ritrovarsi, con Windows RT, a dover gestire un secondo "caso Vista", cioè un sistema operativo che abbia un brand così rovinato agli occhi dei consumatori da non essere considerato assolutamente interessante.

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Silicon Power, una delle aziende più attive nel settore dei chip memoria e relativi prodotti correlati, ha aggiornato la propria gamma SSD con il preciso intento di offrire prodotti sul mercato particolarmente accattivanti dal punto di vista del prezzo. Sono due le nuove serie consumer offerte al pubblico, differenziate fondamentalmente per lo spessore.

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Silicon Power Velox V55 è una serie di SSD "classici": lo spessore è di 9,5mm, l'interfaccia è di tipo SATA 6Gbps e le capienza disponibili sono di 60GB, 120GB e 240GB. Di seguito le prestazioni dichiarate nei singoli benckmark, come riportato da Techpowerup:

o CrystalDiskMark 5cycle/1000MB: Read speed: 520 MB/s max; Write speed: 460 MB/s max

o AS SSD: Read speed: 510 MB/s max; Write speed: 470 MB/s max

o ATTO: Read speed: 550 MB/s max; Write speed: 440 MB/s max

Silicon Power Slim S55 altro non è che la versione slim del Velox V55: cambia lo spessore dell'unità (7mm), mentre per il resto rimane tutto identico alla serie citata in precedenza. Il controller utilizzato su tutte le unità è il ben noto SandForce, mentre la garanzia è di 3 anni. Le intenzioni di Silicon Power (ovvero di proporre unità dal prezzo molto competitivo) non sono ancora verificabili, ma invitiamo a tenere d'occhio i listini degli shop online nelle prossime settimane.

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L'avvento sul mercato di iPhone, nell'ormai lontano 2007, ha di fatto sancito il form factor di riferimento per uno smartphone moderno. Prima di allora i vari produttori di telefoni cellulari hanno sperimentato varie soluzioni, dal candybar agli slider, dati telefoni a conchiglia fino a alcuni progetti particolari come ad esempio Motorola Aura.

Sebbene ormai il settore si sia adagiato sui form factor a parallelepipedo, gli esperimenti in questo campo sono tutto fuorché sopiti anche se attualmente restano relegati ai laboratori. Emerge dall'ufficio brevetti USA una documentazione depositata da Apple dove la Mela illustra un progetto di smartphone caratterizzato da forme arrotondate (il dispositivo in sezione ricorda molto l'aspetto dell'iPod nano di quarta e quinta generazione) e dalla presenza di un display flessibile AMOLED tutt'attorno al dispositivo.

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Un display capace di avvolgere completamente il telefono consentirebbe di allargare le possibilità d'uso del dispositivo, dando vita a casi d'impiego inediti e non possibili oggi con lo schermo presente su un solo lato del telefono. Il brevetto descrive un dispositivo in una fase di sviluppo piuttosto acerba, ma con l'avvicinarsi della disponibilità commerciale dei display flessibili, Apple sta studiando un modo per poterli utilizzare adeguatamente nelle proprie produzioni future.

La documentazione presenta numerose possibili implementazioni, tra le quali vale la pena evidenziare quella che prevede la presenza di un ulteriore display "interno" al telefono che potrebbe essere usato per mostrare gli elementi dell'interfaccia grafica su diversi livelli per restituire all'utilizzatore la percezione della profondità spaziale.

Dalla documentazione emerge inoltre come il dispositivo allo studio sia privo di pulsanti fisici: si tratta di una caratteristica che ha sempre rappresentato il "sogno proibito" di Steve Jobs, il quale ha puntato sul minimalismo funzionale come punto cardine dei prodotti recanti il logo della mela mordicchiata.

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ReDigi ha perso (almeno per ora) la sua battaglia contro Capitol Records: la decisione del giudice Richard J. Sullivan è chiara e sottrarsi alle limitazioni che il mercato dell’usato digitale impone è impossibile. Cosa è successo esattamente? Ripercorriamo la vicenda dal 2011, per capire quali erano le posizioni avanzate dalla startup.

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Compravendita di tracce audio usate: è possibile?

ReDigi è una piccola società con sede a Boston che ha cercato di incentrare la sua attività sulla compravendita di tracce audio acquistate da altri servizi online, nella fattispecie del caso da iTunes. A far valere i suoi diritti era stata Capitol Records, che aveva depositato una richiesta di ingiunzione contro l’azienda, ritenendo illegale una tale pratica commerciale.

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Azione legale frena il successo

La vicenda risale al 2011: la piattaforma che consentiva agli utenti di caricare e rivendere le tracce audio acquistate presso altri rivenditori sembrava destinata al successo, ma l’azione legale per violazione di diritti di riproduzione è arrivata subito; Capitol Records era convinta, e lo è tuttora ovviamente, che ReDigi distribuisse, così, copie non autorizzate di file via internet

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Ricorso importante

La società ha presentato ricorso e i prossimi mesi saranno importantissimi non soltanto per lei: anche Apple e AM.AZ.ON si stanno muovendo nel mercato dell’usato digitale e decisioni del genere saranno sicuramente indicative in tal senso.

Via | New York Times

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La Baia va su dominio .gl: una soffiata ha anticipato un tentativo di sequestro del dominio .se da parte delle autorità svedesi

The Pirate Bay cambia ancora una volta dominio. Poco più di un anno dopo essersi trasferiti su suffisso svedese .se, la Baia virtuale più famosa del Mondo si è trasferita da poche ore in Groenlandia, thepiratebay.gl, nel tentativo di sfuggire ad un possibile sequestro del dominio da parte delle autorità svedesi.

La decisione è stata presa in seguito ad una soffiata autorevole arrivata al celebre portale, secondo la quale le autorità della Svezia sarebbero ad un passo dal sequestrare il dominio .se che da poco più di 12 mesi rendeva felici e soddisfatti milioni di utenti in tutto il Mondo, in barba agli immancabili e del tutto aggirabili blocchi posti dai provider.

Così The Pirate Bay ha deciso di anticipare le autorità e di continuare a vivere passando ad un nuovo dominio, stavolta nella freddissima Groenlandia.



Nessun cambiamento per gli utenti

E così da poche ore gli utenti che visitano l’indirizzo thepiratebay.se vengono automaticamente dirottati al nuovo dominio, thepiratebay.gl. Nulla cambia, il solito The Pirate Bay è vivo e vegeto - blocchi dei provider compresi - ed utilizzabile come al solito.

Anche se con questo cambiamento il portale dovrebbe operare con un nuovo set di indirizzi IP - bypassando anche soltanto temporaneamente i blocchi imposti dagli ISP - al momento gli indirizzi IP statici continuano ad essere gli stessi, quindi la maggior parte degli utenti che non riusciva ad accedere se non utilizzando un proxy continuerà a dover utilizzare quella modalità.

In definitiva, se siete tra quei milioni di utenti che utilizzano The Pirate Bay, potete ancora correre ad aggiornare i vostri segnalibri. Il passaggio, fanno sapere dal portale, è definitivo.

Via | TorrentFreak

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Provando a scaricare un file da NowDownload, RapidGator, Uploaded o altri cyberlocker, siete finiti sulla classica pagina che il browser mostra quando un sito è irraggiungibile? Non temete. In realtà nessuno di questi servizi ha chiuso i battenti (almeno per ora). Molto più semplicemente, ne è stato inibito l’accesso da parte di alcuni provider italiani come già accaduto qualche mese fa con Avaxhome e molto tempo prima con The Pirate Bay.


Questo significa che cambiando i DNS della propria connessione e adottando dei server DNS internazionali, come quelli offerti da Google oppure OpenDNS, diventano nuovamente accessibili senza alcun problema. Per chi avesse bisogno di una mano in tal senso, eccoci dunque pronti a suggerirvi come cambiare i DNS su Windows, OS X e Ubuntu. Trovate tutto dopo il salto.

Windows

•Fare click destro sull’icona della rete presente nell’area di notifica di Windows;
•Cliccare sulla voce Apri Centro connessioni di rete e condivisione;
•Selezionare la voce Connessione alla rete locale (LAN);
•Cliccare sul pulsante Proprietà;
•Fare doppio click su Protocollo Internet versione 4 (TCP/IPv4);
•Mettere la spunta su Utilizza i seguenti indirizzi server DNS;
•Impostare il Server DNS preferito su 8.8.8.8 e il Server DNS alternativo su 8.8.4.4 per utilizzare Google DNS;
•Impostare il Server DNS preferito su 208.67.222.222 e il Server DNS alternativo su208.67.220.220 per utilizzare OpenDNS;
•Cliccare su OK per salvare le impostazioni.


OS X

•Cliccare sull’icona della rete nella barra dei menu e selezionare la voce Apri preferenze network dal menu contestuale;
•Selezionare la rete in uso dalla barra laterale del pannello delle preferenze di sistema e cliccare sul pulsante Avanzate;
•Selezionare la scheda DNS e cliccare sul pulsante + che si trova in basso a sinistra;
•Aggiungere i server 8.8.8.8 ed 8.8.4.4 per utilizzare Google DNS;
•Aggiungere i server 208.67.222.222 e 208.67.220.220 per utilizzare OpenDNS;
•Cliccare su OK e Applica per salvare le impostazioni.


Ubuntu Linux


•Fare click destro sull’icona della rete nell’area di notifica e selezionare la voce Modifica connessioni dal menu contestuale;
•Selezionare la connessione in uso e cliccare sul pulsante Modifica;
•Recarsi nella scheda Impostazioni IPv4 e impostare Automatico (DHCP) solo indirizzi nel menu a tendina Metodo;
•Inserire in Server DNS gli indirizzi 8.8.8.8, 8.8.4.4 se si vuole usare Google DNS;
•Inserire in Server DNS gli indirizzi 208.67.222.222, 208.67.220.220 se si vuole usareOpenDNS;
•Cliccare su Applica per salvare le impostazioni.

Una volta effettuate le modifiche di cui sopra, provate ad aprire il browser e a visitare uno dei cyberlocker che prima risultavano irraggiungibili: se tutto è andato per il verso giusto, visualizzerete il sito senza problemi e sarete in grado di scaricare normalmente i file da questi ultimi.

Grazie xvaier&mUGuu

Via| Nano.Pres

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Pare sia iniziata davvero la corsa agli smart watch e sulla linea di partenza i soliti noti: Apple, Samsung ed LG. A cui si aggiunge, secondo alcune indiscrezioni, anche Microsoft che ci riprova dopo il tentativo fallito qualche anno fa.

 

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Se Apple è indecisa se investire sugli iWatch, sulle iTV o su entrambi, voci in arrivo dal Wall Street Journal danno Microsoft già all’opera sullo sviluppo di orologi intelligenti che avranno poco o niente da invidiare agli smartphone a livello di funzionalità base.
Sembra, infatti, che il colosso di Redmond, agli inizi dell’anno, abbia già avviato le trattative con fornitori asiatici per uno smart watch, e una fonte - rigorosamente anonima - ha anche aggiunto che un incontro preliminare con il team di Sviluppo e Ricerca sia già anche avvenuto nel quartier generale di Redmond.

 

 

È tempo dell’elettronica “wearable”

 

Un incontro “ravvicinato” tra Microsoft e gli orologi c’era già stato qualche anno fa, ma i “tempi” non erano ancora maturi. Era il 2003 quando l’azienda fondata da Bill Gates stringeva un accordo con Citizen e Fossil per produrre modelli in grado di fornire risultati sportivi, previsioni sul traffico e il meteo. Un progetto valido, ma che naufragò nel 2008.
Tutti i colossi, in un modo o in un altro, stanno pensando di investire - o lo stanno già facendo - nel settore dell’elettronica “smart wearable” (indossabile) - un mercato che, secondo Gartner, varrà 10 miliardi di dollari entro il 2016.
Google è già in fase avanzata con i suoi Glass, occhiali a realtà aumentata, Apple è sempre più propensa a sterzare verso gli orologi intelligenti così come Samsung ed LG. Una cosa è certa: non vediamo... l'ora di provarli.

 

Articolo preso da Jack

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Una società americana specializzata in testi digitali lancia un software che "spia" le abitudini di lettura e sottolineatura degli studenti. Così i professori staneranno chi non ha aperto il libro.

 

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Studenti dell'ultimo minuto, attenti: in futuro bluffare durante un'interrogazione se non avete aperto il libro potrebbe risultare estremamente complicato. CourseSmart, una società statunitense leader nel settore dei libri di testo digitali, ha messo a punto un sistema di verifica online che monitora le abitudini di studio degli alunni che adottano i suoi e-book. Si chiama CourseSmart Analytics, ma molti l'hanno già ribattezzato il "Grande Fratello" dell'istruzione USA.

 

Tu leggi, io ti spio

Poiché il software opera sulle cloud, ogni volta che uno studente accede al testo, le pagine lette sono registrate e tracciate come avviene per le pagine viste su un sito web. 

Non solo, CourseSmart sa dire ai professori quanto tempo in media ciascuno ha passato sui libri - virtuali - e se gli alunni hanno sottolineato o preso appunti sul proprio tablet o e-reader. 

Tutti questi dati sono resi disponibili agli insegnanti su una schermata di controllo, che evidenzia se un membro della classe è rimasto indietro e quali sono gli argomenti che hanno dato più filo da torcere.

L'azienda californiana, che ha in catalogo oltre 20 mila titoli e collabora con i più importanti editori USA di testi scolastici (come Pearson, McGraw Hill-Education e Cengage Learning) ha diffuso la versione beta del corso in alcuni college e università americani - come la Texas A&M University - ma è pronta ad allargare l'esperimento in autunno.

 

 

Errori di valutazione e "raggiri"

Il corso è pensato per le classi molto affollate in cui i docenti non riescono a monitorare costantemente i progressi degli alunni, e va usato in abbinamento ad altri strumenti come test scritti e interrogazioni orali. Ognuno, si sa, ha il proprio metodo di studio e c'è chi con una rapida lettura riesce ad assimilare già tutto: non sarebbe giusto penalizzarlo solo perché ha aperto il libro solo una volta. Così come c'è chi preferisce prendere appunti e schematizzare a mano su un foglio di carta: di questo lavoro il software non può ancora tenere traccia.

Come prevedibile gli studenti hanno già trovato il modo di aggirare i controlli di questo Big Brother virtuale: si può andare sulla pagina da leggere e lasciarla aperta mentre si fa altro, o sfogliare un capitolo senza leggerlo davvero, sottolineando parti a caso.

 

 

Alla faccia della privacy

I dati raccolti serviranno anche agli editori per capire quali sono i testi più apprezzati e le parti da sistemare per l'edizione successiva. L'esperimento potrebbe sollevare una serie di interrogativi legati allaprivacy degli utenti, ma il tracciaggio delle abitudini dei lettori - e delle nostre preferenze di navigazione sul web - è già un'operazione largamente effettuata da giganti come Amazon e Google.

 

Articolo preso da Jack

 

Si può dire che le stanno studiando proprio tutte! :rotfl:

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"Apriti... Facebook!": un giorno basterà fissare intensamente l'icona che intendete lanciare sul vostro dispositivo mobile per comandarlo anche senza usare le mani. Una ricerca di Samsung sta andando in questa direzione.

 

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Aprire Gmail, Twitter o Ruzzle senza sfiorare lo schermo del tablet, semplicemente con la forza del pensiero. Un giorno questa potrebbe diventare un'opzione possibile: il colosso sudcoreano Samsung sta lavorando con un team di ricercatori americani all'ideazione di un sistema per comandare un tablet con la mente, concentrando il proprio sguardo sulle icone. 

Se sviluppato a dovere anche su base commerciale questo nuovo sistema di comandi remoti potrebbe semplificare la vita di quanti, per motivi di salute, non possono usare le dita per gestire un touchscreen.

 

 

Dal pensiero all'azione... senza mani

In collaborazione con Roozbeh Jafari, ingegnere elettronico dell'Università del Texas (Dallas) i ricercatori di Samsung hanno testato come selezionare un'applicazione, un contatto dalla rubrica o una canzone da una playlist, come accendere o spegnere un Samsung Galaxy Note 10.1.

In quella che è ancora una fase iniziale della ricerca, alcuni partecipanti hanno indossato un caschetto EEG per l'elettroencefalogramma munito di elettrodi capaci di registrare i pattern di attività neurale che si verificano quando il soggetto si concentra su segnali visivi ripetuti. In una prima dimostrazione, i volontari sono stati capaci di selezionare icone sul dispositivo mobile semplicemente concentrandosi su un'icona che lampeggiava a una certa frequenza.

Per ora - fanno sapere i ricercatori - è stato possibile compiere una selezione ogni 5 secondi, con un'accuratezza che va dall'80 al 95%. Ma chiunque di noi, senza un opportuno allenamento, otterrebbe performance peggiori: uno dei problemi degli studi con EEG è che i volontari devono seguire uno speciale training per imparare a identificare in modo univoco e "pulito" i singoli segnali per non influenzare negativamente gli esperimenti

 

Ulteriori ricerche occorreranno inoltre per rendere il casco EEG più userfriendly, magari simile a un comune berretto, e non necessariamente legato allo spesso strato di gel (decisamente poco pratico, per un uso quotidiano) che attualmente è necessario applicare tra i sensori e lo scalpo.

 

Articolo preso da Jack

 

Cosa ne pensate? Futuro o "pazzia"?

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Il commento dell’avvocato Fulvio Sarzana
E’ interessante, proprio a proposito di questo maxi blocco di siti anche internazionali su richiesta di un piccolo distributore come Sunshine Pictures, leggere il commento dell’avvocato Fulvio Sarzana, esperto di diritto penale di internet e vero e proprio punto di riferimento dei provider italiani:

ci si chiede il perché 27 portali che raggruppano milioni e milioni di utenti siano stati resi inaccessibili nella loro interezza. Forse perché è stato scoperto un giro illecito di denaro? Come si pensava nel caso Megaupload? Perché si ponevano in commercio sostanze proibite? […] No, o, almeno questo non appare dal sequestro, che è stato adottato perché un solo film sarebbe presente tra i milioni di files presenti nei suddetti portali. Uno solo.
Per un solo audiovisivo di pochi bit è stato adottato un blocco che ha lasciato al buio centinaia di migliaia di utenti italiani che non hanno ovviamente nulla a che vedere con questo film e che avevano semplicemente acquistato attraverso i sistemi premium la possibilità di scambiare file di grandi dimensioni. […] L’Italia che certo non ha bisogno di far scappare capitali e imprese e che ha un disperato bisogno di far condividere ai propri cittadini su internet informazioni per non rimanere tagliata fuori dai grandi flussi mondiali della conoscenza, sta erigendo una vera e propria “muraglia cinese” virtuale nella più completa indifferenza di cittadini, associazioni e anche (spiace dirlo) della stampa.

Ancora una volta, però, non possiamo non sottolineare come una misura del genere, sempre più richiesta e sempre più ottenuta dai paladini del copyright, non sia poi così efficace come sembra. Gli utenti più esperti, ma anche tutti gli altri viste le numerose guide e istruzioni presenti online, sapranno comunque come continuare ad utilizzare quei siti nonostante l’accesso in Italia sia stato bloccato.


Il gip Massimo Di Lauro ha imposto ai provider italiani il blocco dell'accesso a 27 siti internet, tra portali per il file sharing, siti di streaming e cyberlocker, dopo la denuncia di un piccolo distributore italiano.

 

 

Se in queste ore vi è capitato di tentare di accedere ad uno dei principali portali italiani e non solo che da tempo permettevano agli utenti di visualizzare film e serie tv in streaming e non siete riusciti a farlo, la spiegazione è piuttosto semplice: quel sito è uno dei 27 il cui accesso è stato bloccato nel nostro Paese su ordine della magistratura romana.

La misura, disposta dal giudice per le indagini preliminari Massimo Di Lauro, fa seguito alla denuncia presentata dalla Sunshine Pictures, piccola casa di distribuzione italiana, in merito alla diffusione su quei 27 portali di Un Mostro a Parigi, film d’animazione distribuito nelle sale italiane nel novembre scorso. La motivazione è, ovviamente, la violazione del copyright.

Tanto è bastato per imporre ai provider italiani di bloccare l’accesso a quei 27 tra siti internet, portali e cyberlocker, tra i quali anche rapidgator.net e uploaded.net. E questo sembra essere soltanto il primo passo di una guerra ancora ben lontana dal considerarsi conclusa: l’accusa ha fatto sapere di essere intenzionata a procedere anche a livello internazionale per ottenere il sequestro di quei domini, che diventerebbero così inaccessibili anche agli utenti di tutto il Mondo.


I 27 siti bloccati qui

•bitshare.com
•cineblog01.org
•clipshouse.com
•cyberlocker.ch
•ddl-fantasy.org
•filmfreestream.org
•filmnuovistreaming.com
•filmpertutti.tv
•flashdrive.it
•flashstream.in
•freakshare.com
•gatestreaming.com
•italiafilm2.com
•likeupload.net
•megaload.it
•nowdownload.co
•nowvideo.co
•panicmovie.altervista.org
•queenshare.com
•rapidgator.net
•robin-film.net
•speedvid.tv
•streamingworld.forumcommunity.net
•uploaded.net
•uploadjet.net
•videopremium.net
•yourlifeupdated.it



Fonte ilfattoquotidiano.it

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Il Partito dei Pirati guadagna il 5,1% dei voti nella piccola Islanda e raggiunge la soglia per accaparrarsi 3 seggi in parlamento. È stato fondato 5 soli mesi fa dall'attivista Birgitta Jónsdóttir, legata a Wikileaks



Il Partito dei Pirati è un movimento internazionale che focalizza la propria campagna politica sull’attivismo mirato a promuovere i diritti civili, la democrazia diretta e soprattutto le riforme sulle leggi del copyright. Nonostante le enormi resistenze delle forze politiche tradizionali, il partito si è imposto in alcune realtà locali e nel Parlamento Europeo, ma ieri ha ottenuto una vittoria ancor più storica: è entrato in un parlamento nazionale.


I Pirati nel Parlamento Islandese
Storicamente l’Islanda era il posto in cui i vichinghi costringevano i propri nemici politici a fuggire, e qualcosa di piratesco è sempre rimasto a questa piccola e particolare nazione scandinava.
Ancora di più oggi, dato che il Partito dei Pirati ha ottenuto il 5,1% dei voti e di diritto siederà in parlamento con 3 seggi per aver superato la soglia minima. Il successo per il piccolo partito attivista non è cosa da poco, soprattutto perché giunge a soli 5 mesi di distanza dalla fondazione ufficiale.
Il leader del movimento islandese è Birgitta Jónsdóttir, una donna già legata a doppio filo ad un nome “pesante” nel mondo della lotta per i diritti civili informatici. Birgitta è infatti stata già indagata a causa dei suoi rapporti con Wikileaks, ed è stata il bersaglio di un indagine dell’FBI che si è risolta con l’individuazione di alcuni agenti segreti americani che stavano facendo controlli illegali sulla donna. L’Islanda non ha preso molto bene l’intrusione, ed ha impacchettato gli operativi e li ha rispediti a casa nell’agosto del 2011.

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Una vittoria storica

Il Partito dei Pirati islandese è il primo ad arrivare ad un parlamento nazionale. Delle incarnazioni di questo movimento sono arrivate nei parlamenti regionali tedeschi e soprattutto nel Parlamento Europeo (con due seggi). I sondaggi per una volta si sono rivelati accurati, e davano già come eletto il piccolo partito.

Al momento il fondatore storico del Partito dei Pirati, lo svedese Rick Falkvinge, è volato in Islanda per celebrare la vittoria assieme ai suoi vittoriosi epigoni, il cui programma elettorale comprende una lunga serie di iniziative contro gli abusi dei supporter delle leggi sul copyright e a favore della trasparenza nella politica.

Via | TorrentFreak

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Il presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini ha denunciato le continue minacce che vengono rivolte nei suoi confronti (e non solo) su Internet e ha riaperto il dibattito sull'esigenza di una legge che metta un freno a questa "anarchia sul web".


Il nuovo governo, è inevitabile, sta facendo parecchio discutere da un settore all’altro del Paese e il popolo di Internet, si sa, non è solito mandarle a dire. I social network, poi, sono il mezzo preferito per manifestare le proprie idee o sfogare la propria rabbia e il proprio dissenso. Spesso, però, i toni sono tutt’altro che moderati e in alcuni casi si raggiungono livelli davvero bassi.

E’ quello che ha denunciato in queste ore il nuovo presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini durante un’intervista a Repubblica, quando ha sottolineato l’esigenza di una regolamentazione della Rete che possa servire a mettere fine alle campagne di odio e vere e proprie minacce di morte che mai come in questo periodo di crisi e incertezza vengono rivolte alla classe politica e non solo.

Non ho paura, ma sulla Rete si costruiscono campagne d’odio e di violenza contro le donne, serve una legge. C’è stato il caso della parlamentare del M5S cui è stata violata la posta personale, c’è il caso di una deputata oggi ministra che non ha più potuto accedere ai suoi social network. Poi ci sono le minacce di morte nei miei confronti. Tutte donne, lo dico come dato di cronaca. So bene che la questione del controllo del web è delicatissima, ma non per questo non dobbiamo porcela. Mi domando se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta sia considerata in modo diverso dalla stessa cosa via Internet. Se il web è vita reale - e lo è - non possiamo più considerare meno rilevante quello che accade in rete rispetto a quello che succede per strada.



Tutto è lecito dietro lo schermo di un computer?
Quelli a cui si riferisce il presidente della Camera non sono insulti anonimi o invettive di persone che si nascondono dietro nickname o alias, ma minacce di morte e promesse di violenze che arrivano da persone che ci mettono il nome e la faccia, seppur virtuale. Utenti di Facebook che non nascondono il proprio dissenso e lo fanno nel peggiore dei modi utilizzando il loro nome e cognome.
L’interrogativo è lecito: se ricevo una minaccia di morte di persona le autorità sono tenute e fare tutti gli approfondimenti del caso, perché una minaccia virtuale, per di più quando arriva da una persona che non ha fatto nulla per nascondersi o rendersi irrintracciabile, non viene trattata allo stesso modo? L’argomento è delicatissimo e il dibattito, alla luce delle recenti denunce di Boldrini, è più aperto che mai.

Ho chiesto di non essere scortata. Non ho paura di camminare per Roma. Non ho paura di andare da casa in ufficio. Può accadere qualsiasi cosa in qualsiasi momento ma questo vale per chiunque. Mi sento molto più vulnerabile quando penso che chiunque, aprendo un computer, anche i ragazzi giovanissimi che vivono connessi, possono vedere il mio volto sovrapposto a quello di una donna sgozzata. Mi domando che effetti profondi e di lungo periodo, fra i più giovani, un’immagine così possa avere. Credo che ci dobbiamo tutti fermare un momento e domandarci due cose: se vogliamo dare battaglia, una battaglia culturale, alle aggressioni alle donne a sfondo sessuale. Se vogliamo cominciare a pensare alla rete come ad un luogo reale, dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove. Cominciare a pensarci, discutere quanto si deve, poi prendere delle decisioni misurate, sensate, efficaci. Senza avere paura dei tabù che sono tanti, a destra come a sinistra. La paura paralizza. La politica deve essere coraggiosa, deve reagire.


Parole, queste, più che condivisibili al di là del proprio credo politico, ma che vanno a fornire un altro punto di vista nel già ampio e lungo dibattito sulla libertà di Internet e una regolamentazione della Rete. E visto che di dibattito si tratta, voi che ne pensate?

Via| dow

Via| youreporter

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Il tablet più amato (e più costoso) in assoluto non smette mai di evolversi: è infatti già da tempo in cantiere il prossimo modello di iPad.
L’analista Ming Chi Kuo di KGI Securities ha infatti lasciato una brevissima dichiarazione nella quale ci fa capire in base ad alcune previsioni come apparirà questa nuova generazione di tablet iPad di casa Apple.
Secondo l’analista, l’azienda californiana si sta occupando dello sviluppo di un tablet sempre della stessa estensione (ovvero 9,7 pollici) ma lo spessore e più in generale il peso subiranno alcuni cambiamenti: questi due saranno infatti minori rispetto all’attuale.

 

Consisterebbe precisamente in una riduzione del 15% circa nello spessore e del 25% nel peso, a detta sempre di Kuo, che farebbe diventare il peso di poco inferiore a 500g e allo spessore di circa 8mm (a differenza dei 652g e 9,4mm del modello attualmente sul mercato).

 

In base alla dichiarazione dell’analista di KGI Securities tale diminuzione in termini di peso è dovuta ad una serie di miglioramenti, precisamente in particolar modo dovuti ad un’altra batteria (più piccola del 25-30%), ad altri miglioramenti sul display LCD e sulla tecnologia dei chip A-Series che porterebbe ad un consumo notevolmente minore rispetto agli attuali iPad presenti sul mercato.

 

Inoltre pare che Apple utilizzerà sempre gli stessi componenti utilizzati per la creazione dell’iPad Mini, che risultano più sottili di quanto attualmente viene utilizzato su iPad.

 

Nella dichiarazione leggiamo che “Lo spessore ed il peso sono elementi chiave. Riteniamo che una delle ragioni per le quali iPad 3 e iPad 4 non hanno venduto come previsto sia perché sono più pesanti e più spessi di iPad 2″ e sempre Kao ritiene che il nuovo Ipad dovrebbe essere rilasciato verso la fine del terzo trimestre 2013 in base a quanto può ritenere con la sua esperienza’.

Solo il tempo ce ne darà la conferma…e in particolare le dichiarazioni ufficiali direttamente da Apple!

 

 

 

Le sopracitate indiscrezioni vedono quindi un iPad più compatto e leggero e in risposta ai dubbi dei più scettici, l’analista Kuo, sebbene molti non conoscano lui e la sua abilità nel fare previsioni di mercato, si è rivelato molto bravo nel predire con più o meno precisione le mosse di Apple: citiamo infatti i casi di Mac Book Pro 13 Retina e di iPhone 4 e dell’abbandono di MacBook Pro 17 pollici e del rinnovo della linea MacBook Pro alla metà del 2011.

 

Articolo preso da FocusTech

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Quando parliamo del nuovo Samsung Galaxy Note 10.1, la prima cosa che dobbiamo dire che siamo in presenza di un prodotto a dir poco poliedrico, che racchiude in se un tablet, uno smartphone e anche un pc portatile. Tutto ciò che ci serve, in una sola mano, questo è il nuovo Samsung Galaxy Note 10.1. Questo tablet, che misura 18 cm x 26.2 cm, con uno spessore massimo inferiore di 0.90 cm; consente anche di telefonare come un semplice smartphone e questo lo rende unico nel suo genere. Interamente costruito in palstica, è disponibile nelle colorazioni bianco e grigio con le differenze sostanziali nella cornice dello schermo e nella cover posteriore.

 

In questi 600 grammi di tablet, è presente anche la S-Pen, che è inserita all’interno della cornice metallica, nella parte inferiore destra. Nella stessa cornice ci sono allocati anche i tasti di accensione e di spegnimento, oltre a quelli della regolazione del volume. C’è poi il sensore IR, l’alloggiamento per la scheda microSD e quello per la scheda SIM, oltre all’ingresso per il cavo jack; mentre nella parte bassa c’è l’ingresso per il cavo USB che consente di ricaricare, ma anche di essere utilizzato come uscita Tv-Out. Questo tablet presenta un processore Exinos 4412 quad-core da 1.4 GHz e ben 2 GB di memoria RAM; mentre per quel che concerne la memoria interna è possibile beneficiare di 16 Gb, estendibili fino a 128 GB.

 

Due sono le fotocamere a disposizione, una anteriore da 1.9 megapixel, e una posteriore da 5 megapixel. La prima fotocamera mette a disposizione un sensore di luminosità e la funzione di rilevamento occhi chiusi; mentre quella posteriore presenta l’autofocus e il flash LED. Straordinario il display, un TFT WXGA Full Touch Screen da 10.1 pollici, che presenta una risoluzione pari a 1280 x 800. Questo tablet supporta le connessioni Bluetooth 4.0, Wi-Fi e USB 2.0.


Fonte: FocusTech

 

 

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C’era da aspettarselo, con un mercato di telefonia e dispositivi mobili così agguerrito e dinamico che cambia richieste e offerte praticamente ogni mese, chi non è ancora all’interno del giro doveva inventarsene una davvero interessante.

 

E dunque nella famosa Cupertino, nella stessa area operativa del colosso fondato da Steve Jobs, vi sono laboratori segreti di Amazon dove circola un misterioso “Alphabet Project“.
Il nome sembra sia dovuto al fatto che Amazon stia lavorando su quattro diversi dispositivi che potrebbero vedere la luce tra qualche mese, ed indicati con appunto le lettere dell’alfabeto A, B, C, D.

Tali device sembrerebbero essere due smartphone, uno speciale decoder ed un dispositivo per la riproduzione audio.

Ma il pezzo che fa più gola dell’intero progetto è nientepopodimeno che uno smartphone di fascia alta con una caratteristica alquanto allettante: uno schermo che “proietta” immagini in 3D.
Stando ai rumors alimentati da una fonte molto vicina ad Amazon e che sembra sapere il fatto suo, lo schermo in questione sarebbe capace di riprodurre immagini tridimensionali visionabili senza l’ausilio dei conosciutissimi occhialini 3D, con un effetto tra il futuristico ed il fantascientifico, qualcosa in stile Futurama insomma.
Le immagini saranno sopraelevate rispetto al display e sarà come vederle galleggiare su di esso, potendole difatti ammirare da qualsiasi angolazione.

Ma non solo, questa tecnologica caratteristica dovrebbe essere affiancata da quella dell’eye-tracking, ovvero dalla possibilità di scorrere tra i contenuti senza utilizzare le mani ma comandando il dispositivo con il semplice movimento degli occhi.
Grazie infatti all’eye-tracking, lo smartphone sarà in grado di leggere i movimenti della retina e di conseguenza interagire con il contenuto in base ai nostri desideri.

Sembra una puntata di Star Trek, eppure l’idea sarebbe davvero niente male se riuscisse ad andare in porto, a concretizzarsi a breve termine e ad un costo non necessariamente alla portata di Bill Gates, un progetto che potrebbe davvero aprire una nuova guerra nel mondo dei dispositivi mobili e che costringerebbe gli altri grandi marchi (vedi Apple, Samsung, Google ecc…) a darsi da fare sullo stesso campo per guadagnare terreno e restare al passo coi tempi, guerra che porterebbe un vantaggio non indifferente ai consumatori che potrebbero usufruire di un mercato più libero e concorrenziale.

Ma la stessa fonte che ha confidato i piani di Amazon al Wall Street Journal fa sapere che si tratta di progetti ancora in fase prematura e che
potrebbero facilmente essere ostacoli da fattori esterni e non vedere mai la luce.



Speriamo vivamente di no, intanto grazie ad Amazon accarezziamo l’idea di un domani non troppo lontano dove anche un oggetto diffuso e di uso quotidiano come uno smartphone potrà abbracciare una nuova era di tecnologia che finora abbiamo potuto ammirare solo nelle pellicole di fantascienza.

Fonte: 
FocusTech

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BitTorrent comincia a pensare alla monetizzazione e presenta il nuovo BitTorrent Bundle, un formato multimediale composto dagli artisti e scaricabile dagli utenti in base alle proprie preferenze e disponibilità.


Chi pensava che per BitTorrent fosse impossibile monetizzare dovrà cominciare a ricredersi. E’ di ieri l’annuncio di una partnership con l’etichetta discografica Ultra Music e del rilascio di un bundle, il primo di una lunga serie, che promette di rivoluzionare il modo acquistare e distribuire musica attraverso il celeberrimo protocollo.

Si tratta di un vero e proprio formato, o per meglio dire un pacchetto, chiamato BitTorrent Bundle e rilasciato ieri in versione alpha. Un pacchetto da scaricare via torrent che include contenuti ufficiali ed esclusivi distribuiti direttamente dagli artisti o dalla casa discografica. Nulla di nuovo - era già accaduto qualcosa di simile con Tim Ferriss e DJ Shadow - se non fosse che a decidere quali contenuti scaricare e come dimostrare apprezzamento all’artista sarete proprio voi.


L’artista crea, gli utenti scaricano

Il primo BitTorrent Bundle ad essere rilasciato - quello che serve anche a farci capire in cosa si differenzia questo nuovo pacchetto da un semplice file .torrent e come questo rivoluzionerà il modo di distribuire musica - è un dietro le quinte dell’ultimo tour dei Kaskade, il Freaks Of Nature Tour 2012. Metà del pacchetto è gratuito e può essere scaricato in pochi istanti tramite BitTorrent, mentre la seconda parte è un vero e proprio store e sarete voi a decidere se, come e quando scaricare gli altri contenuti.

Nel caso di questo primo bundle tutto quello che dovete fare è inserire il vostro indirizzo email e iscrivervi così alla mailing list del gruppo per sbloccare il resto dei contenuti - un esclusivo digital booklet e un dietro le quinte di 10 minuti.

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BitTorrent Bundle, un formato multimediale





Il BitTorrent Bundle non è un album, un MP3 o un MOV. E’ un formato multimediale. E’ una build di nuovo tipo di file torrent in cui l’interazione dei fan, come la raccolta di indirizzi email o donazioni, avvengono all’interno del torrent. Il nostro scopo è quello di aumentare l’interazione dove conta davvero, dare agli artisti dati veri riguardo l’interazione col pubblico e accesso diretto con lo stesso.
Così viene descritto il nuovo formato nel post di presentazione di BitTorrent. Nel caso dei Kaskade il bundle è del tutto gratuito e funge da presentazione per il documentario che sarà rilasciato il prossimo 14 maggio, ma non tarderanno ad arrivare bundle che chiederanno agli utenti di effettuare donazioni per essere scaricati in ogni loro parte.

BitTorrent comincia a pensare alla monetizzazione


Saranno gli stessi artisti a scegliere come comporre il loro bundle, cosa includere in maniera gratuita e cosa far scaricare ai suoi fan dietro una donazione, bypassando così la catena discografica più classica, quella che finisce coi negozi di dischi fisici o virtuali. Saranno gli stessi artisti - e BitTorrent, alla fine - a ricevere le donazioni degli utenti senza alcun intermediario.

Per cominciare subito a familiarizzare coi nuovi Bundle non dovete far altro che collegarvi a questo indirizzo, procurarvi una copia di B-T e cominciare a scaricare musica.

Via | BitTorrent

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Peter Sunde annuncia di voler correre per il Parlamento Europeo alle elezioni del 2014. Indovinate per quale partito?

Dalle aule di tribunale a quelle più prestigiose del Parlamento Europeo: potrebbe essere questo il destino di Peter Sunde, co-fondatore di The Pirate Bay intenzionato a candidarsi alle elezioni dell’anno prossimo. Ovviamente, ad abbracciare la sua candidatura sarà il Partito del Pirata finlandese, per aiutarlo anche a lottare contro la sentenza emessa qualche tempo fa che vorrebbe Sunde incarcerato per 8 mesi.

La speranza per il Partito del Pirata finlandese è naturalmente quella di emulare le gesta del suo omologo svedese, che attualmente può vantare in quel di Bruxelles due posti: in tutta Europa però, il movimento sembra prendere piede, soprattutto nei Paesi scandinavi tra i quali appunto la Finlandia.

Ecco come ha descritto Sunde le sue motivazioni:


“Sto facendo quello che posso per risolvere i problemi che abbiamo oggi, insieme a quelli che avremo in futuro. Questo è il motivo per cui ho deciso di partecipare alle elezioni per il Parlamento Europeo del 2014. Anche se non sono un politico, o forse proprio per questo, credo che le mie esperienze e le mie conoscenze possano aiutare a trovare le soluzioni di cui siamo tremendamente bisognosi.”

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Il file-sharing nel cuore

Tra gli argomenti più urgenti per il fondatore di The Pirate Bay, quello legato al file-sharing e al suo rapporto con i proprietari di copyright, sempre più agguerriti:

“Il file-sharing di contenuti non commerciali dovrà diventare legale e protetto, oltre a ripensare il copyright nel suo insieme. Il copyright non è ciò che dà agli artisti i soldi, è solo per i loro intermediari e distributori. Mi piacerebbe piuttosto veder foraggiare la cultura dando altri soldi all’educazione musicale, facilitando la creazione di musica alle persone. Sarebbe molto meglio per l’avanzamento culturale rispetto all’estensione dei copyright.”

Via | Torrentfreak.com
Via | Down.

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Particolare del sistema criogenico usato per

raffreddare il chip a 16 qubit della D-Wave

Systems, fino a pochi millesimi di grado

sopra lo zero assoluto

(-273,16 gradi Celsius).

D-Wave annuncia alla comunità scientifica di aver ideato e progettato il primo computer quantistico. Informazioni che viaggiano alla velocità della luce, difficile soglia concettuale che sembra essere superata.
 
Il computer quantistico è un elaboratore informatico (in teoria) capace di sfruttare le leggi della meccanica quantistica abbandonando le ormai antiche leggi dei bit che caratterizzano i calcolatori attuali. L’unità di misura di questa nuova tecnologia sono i qubit, particelle di informazioni che utilizzano fotoni come mezzo di trasmissione, capaci di viaggiare alla velocità della luce. La D-Wave una società con sede in Canada, ha presentato presso la comunità scientifica, la notizia della creazione del primo computer quantistico al mondo, acquistando il primato mondiale. Da quanto si evince dalle fonti ufficiali, il computer in questione non ha ancora dimostrato scientificamente di possedere proprietà quantistiche, infatti non elaborando ancora informazioni particolarmente complicate, ha generato perplessità e scetticismo in molti ricercatori. Realizzando sistemi basati sulle leggi della meccanica quantistica, si potrebbero realizzare strutture all’avanguardia rivoluzionando il concetto di informazione. Tra gli investitori di questo progetto troviamo: varie società governative, la famosa Lockheed Martin leader nella costruzione di armi e il colosso del web Google.
 
Attualmente questi super computer utilizzano anelli di metallo superconduttori che sottoposti a temperature bassissime, circa -200 °C, riuscirebbero a trasportare grande masse di informazioni in pochi istanti. Oltre ad essere apparecchiature molte costose, la problematica più evidente è la temperatura, che bloccherebbe la creazione di un prodotto commerciabile. Se si riuscisse ad ovviare a questo problema si cambierebbe radicalmente lo scenario dell’informatica mondiale.
Fonte: Gizmodo

Altre informazioni da Wikipedia

Nel maggio 2013 ha annunciato che la NASA e Google hanno ordinato un D-Wave Two da 512 qubit.

 
Secondo voi tra quanto riusciremo a avere una tecnologia cosi?
Il fatto è che i prodotti della reazione chimica restituiscono calore che per raffreddarsi ha bisogno di un meccanismo supertecnologico (costoso)
su YouTube

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Kim Dotcom afferma di avere un brevetto datato 1997 sull'autenticazione a due livelli, usata ora da società come Google, Facebook e Twitter. Ecco le parole del fondatore di Megaupload.

Proprio non ci sta, Kim Dotcom, a passare come un criminale. Il fondatore di Megaupload, e in tempi più recenti di Mega, ci tiene infatti a far sapere al mondo che il suo lavoro è destinato a innovare, piuttosto che a distruggere la fatica altrui.
A poche ore di distanza dall’arrivo dell’autenticazione a due livelli su Twitter, Dotcom ha fatto infatti ricorso alla stessa piattaforma per dire al social network, insieme a Facebook, Google e altre società, che in realtà esiste già un brevetto su questo tipo di procedura, e appartiene a lui. Il brevetto in questione è l’US6078908, concepito da Dotcom addirittura nel lontano 1997, quando cioè tutti e 3 i colossi informatici fin qui citati non esistevano neanche, o come nel caso di Google erano in fase embrionale.



Particolarmente interessante quest’ultimo, dove si legge quanto segue:


“Non gli ho mai fatto causa. Credo nella condivisione della conoscenza e delle idee per il bene della società. Ma potrei fargli causa ora visto quello che gli USA mi hanno fatto.”



La richiesta di Dotcom sarebbe infatti quella di ottenere aiuto da parte delle società che fanno uso dell’autenticazione a due livelli citata nel suo brevetto, in particolare per ottenere i fondi necessari per difendersi nelle aule di tribunale, visto che i suoi averi sono ancora bloccati e la stima delle spese legali sarebbe di 50 milioni di dollari.

Via | Theverge.com
Via | down

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Era la più grande piattaforma italiana del falso multimediale
Ci sono anche alcuni friulani fra i gestori finiti nei guai


PORDENONE - La guardia di finanza di Cagliari ha bloccato uno dei maggiori siti internet utilizzati per scaricare illegalmente musica, film e giochi. Inibito l'accesso dall'Italia al sito internet Ddlhits, una piattaforma gestita da cinque persone di Pordenone e Brescia che raggiungeva al giorno anche 118 mila contatti unici e considerato dagli stessi uomini delle fiamme gialle «la più grande piattaforma italiana del falso multimediale».

Le cinque persone sono state denunciate per violazione della normativa sulla pirateria on-line. Il sito è stato chiuso. Il provvedimento, emesso dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia, arriva dopo un'attenta attività di indagine e una serie di accertamenti. Le indagini hanno permesso di scoprire che dopo l'inibizione dell'accesso dall'Italia del portale www.kickasstorrents.com sarebbe aumentato esponenzialmente il numero di visite del sito www.ddlhits.com. «In poco tempo il nuovo portale aveva raggiunto dimensioni tali da attirarsi le simpatie di un pubblico prevalentemente italiano (oltre il 92% di utenti) - spiegano le fiamme gialle - permettendogli di assumere la posizione di leader nazionale nello specifico settore con oltre 118.000 accessi unici giornalieri
e un guadagno approssimativo di oltre novecento dollari al giorno.



Fonte info http://www.gazzettino.it/province/nordest/bloccato_ddlhits_sito_pirata_per_film_musica_e_giochi_cinque_denunciati/notizie/285366.shtml

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Che Google cerchi di darsi il più possibile da fare per combattere la pirateria non è sicuramente una novità ma che ora voglia farlo sfruttando l’advertising si.

Secondo Google, infatti, oltre a bloccare l’indicizzazione dei siti web che offrono accesso a risorse P2P illegali è necessario adottare un approccio relativamente nuovo e che secondo l’esperienza recente ha dimostrato le sue potenzialità.

Tale approccio consisterebbe nel bloccare il business generato sui siti web in questione dalla visualizzazione dei banner pubblicitari, una tecnica questa che premetterebbe di limitare notevolmente l’afflusso di denaro verso coloro che si occupano della gestione delle piattaforme mettendo dunque KO l’attività.



Ad illustrare ed argomentare la cosa è stato Theo Bertram, il policy manager per la divisione britannica di Google, nel corso della conferenza “Follow the Money: Can The Business of Ad-Funded Piracy Be Throttled?” organizzata dalla University of Westminster di Londra.


A detta di Bertram, quindi, chiudere una singola piattaforma o spazzarla via dalla SERP è una mossa che non sortisce molti effetti positivi per l’industria musicale, cinematografica e del software e sopratutto su lunghi periodi e la dimostrazione più evidente è stato il caso Megavideo e Megaupload.

Dopo il sequestro tutto il traffico legato al file sharing e facente riferimento ai due portali di Kim Dotcom non è mai scomparso ma, molto più semplicemente, è stato dirottato su altri siti web.

Quanto proposto da big G potrebbe quindi rivelarsi particolarmente efficace ma, naturalmente, in tal caso le comunity che agiscono alimentando il traffico P2P senza guadagnare alcunché da tale attività non sarebbero interessate alla cosa.


Via |Gek
Via |BGR

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Piccola vittoria nella battaglia legale di Kim Dotcom: il fondatore di Megaupload avrà accesso al materiale sequestrato.



Kim Dotcom potrà accedere al materiale sequestrato dalla polizia nel corso del raid di inizio 2012, legato alla chiusura di Megaupload e alla denuncia del suo fondatore per pirateria online insieme ad altre 6 persone. Lo ha stabilito un tribunale in Nuova Zelanda, dando così ragione a Dotcom che aveva a lungo protestato nel corso dei mesi contro il divieto di visionare il materiale, impostogli precedentemente dalle autorità.

La sentenza di queste ore conferma così l’illegalità dell’operazione, stabilendo che la polizia dovrà fornire a Dotcom le copie di tutte le prove considerate rilevanti nel processo a suo carico per l’estradizione negli Stati Uniti, compreso tutto il materiale inoltrato all’FBI. Oggetti e file che invece non sono ritenuti rilevanti, inclusi computer, dischi rigidi e altro materiale, dovrà essere restituito al fondatore di Megaupload.


Una mano alla difesa

Proprio nei giorni scorsi, Kim Dotcom aveva reclamato la paternità del sistema di autenticazione a due livelli introdotto di recente da aziende come Google e Facebook, chiedendo alle aziende una mano per difendersi nelle aule di tribunale. Secondo il fondatore di Mega e i suoi avvocati, nel dettaglio, il mancato accesso alle prove sequestrate avrebbe causato un notevole svantaggio nella stesura di una linea difensiva, che ora potrà essere recuperato.

Appuntamento ad agosto

Una nuova udienza sulla richiesta di estradizione di Kim Dotcom è in programma ad agosto, ma potrebbe slittare anch’essa a causa dei problemi burocratici relativi allo svolgimento del raid.

Via | Reuters.com
Via | Down

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A pochi giorni dalla proposta di legge firmata dall’On. Pino Pisicchio, incredibile per un Paese normale ma vero, siamo di nuovo qui a parlare di bavaglio per Internet e di rischi di censura dietro l’angolo. Questa volta l’allarme per la Rete italiana parte da un ddl redatto appena una settimana dopo quello di Pisicchio dall’On. Enrico Costa (PdL), nel quale ritroviamo tutti gli elementi che avevano fatto gridare – giustamente – allo scandalo in passato: dall’obbligo di registrare blog, siti e forum presso un tribunale (come delle importanti testate cartacee) al rischio di multe salatissime in caso di mancata rettifica per un articolo ritenuto diffamatorio da una delle parti in causa.


La chicca, che non tutti forse hanno colto nel marasma generale, è che la normativa prevista in questi disegni di legge tenta di applicare al Web delle leggi adottate nel 1948, e ribadiamo 1948, per la carta stampata. Basterebbe questo per gettarsi in terra in preda ad un riso disperato, ma c’è addirittura di più.
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Come riporta l’Avv. Guido Scorza sul Fatto Quotidiano, Costa intervistato telefonicamente appena tre giorni dopo la presentazione della sua proposta-bavaglio, il 16 maggio scorso dunque, si è detto contrario alla norma ammazza-blog contenuta nel vecchio ddl Alfano sulle intercettazioni telefoniche, la quale estenderebbe anche ai blog l’obbligo di rettifica previsto per i giornali.

Insomma, le possibili soluzioni al Rebus sono due: o i nostri politici sono talmente impegnati da non avere nemmeno il tempo di leggere ciò che firmano e propongono all’attenzione delle aule parlamentari o, mossi dalla loro innata fame di consensi, dicono una cosa in pubblico per poi farne un’altra nelle stanze del potere.

Lasciamo a voi qualsiasi forma di giudizio, noi intanto aspettiamo il responso che la Commissione Giustizia dovrebbe dare su questi incommentabili disegni di legge nel corso dei prossimi giorni.

Fonte via | Gek

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Leaseweb, una delle società a cui era stata affidata una parte dei file di Megaupload sequestrati in seguito al raid del gennaio dello scorso anno ha eliminato tutti i file. Kim Dotcom si ribella.


Dopo aver tenuto banco per molti mesi dello scorso anno, la questione dei file caricati dagli utenti su Megaupload e sequestrati nel raid che ha portato alla chiusura del servizio sembra finita nel dimenticatoio: Kim Dotcom si è concentrato sulla sua nuova creatura, Mega, e gli utenti avevano iniziato a farsene una ragione. Ieri è arrivata la triste notizia: i file sono stati cancellati, o almeno quelli ospitati da LeaseWeb.
 

L’annuncio è stato dato dallo stesso Dotcom con una schiera di tweet che definire amareggiati sarebbe riduttivo. “Vergogna Leaseweb. Hai fatto milioni di soldi con Megaupload. Le tue azioni non saranno dimenticate dagli utenti di Internet” o ancora “Leaseweb dice che non abbiamo chiesto di conservare i dati di Megaupload, il nostro legale dice di sì, chi sta mentendo?“.


La cancellazione, secondo quanto riferisce Dotcom, risale al 1° febbraio scorso, ma è stata resa nota soltanto ora, facendo andare su tutte le furie l’imprenditore dei file hosting. Carpathia Hosting e Cogent, altre due società affidatarie dei file degli utenti, hanno mantenuto fede all’accordo raggiunto col governo statunitense e continuano a conservare i file sui propri server. Quelli di Leaseweb, invece, hanno preferito liberare lo spazio.

A farne le spese sono stati i file degli utenti europei, quindi anche i nostri. Dopo le accuse di Kim Dotcom è arrivata la risposta ufficiale di Leaseweb, che ha messo le mani avanti sostenendo di aver avvisato Megaupload prima di procedere con la cancellazione e di non aver ricevuto alcuna risposta. Sempre da Twitter, però, è arrivata la contro-replica di Dotcom:

 

Chiarisco. Leaseweb non ha MAI informato il nostro team legale a proposito della cancellazione dei file fino ad OGGI. Non siamo mai stati avvertiti.


Sfuma così, almeno per gli utenti europei, la possibilità di recuperare quei file che in molti avevano già dato per persi dopo il maxi sequestro. Ho il sospetto, però, che la questione non finirà qui. Kim Dotcom sembra più agguerrito che mai. Chi avrà ragione?


Info Via | Dow. & Getty Images

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La Warner Bros. si allontana dall'associazione "pirateria-furto" e ammette: "ci serve per capire cosa vuole il pubblico".

Game Of Thrones ha battuto ogni record, diventando la serie televisiva più scaricata illegalmente di questo 2013. La rete televisiva HBO non ne ha mai fatto un mistero e si è anche detta lusingata da questo, segno che il prodotto che stanno realizzando stia piacendo più o meno universalmente e viene preferito ai tanti prodotti della concorrenza.

Quella che fino a pochi mesi fa sembrava una vocina fuori dal coro, oggi viene seguita dalla Warner Bros., da sempre impegnata insieme alle altre major nella lotta alla pirateria. Pur continuando a combattere il download di contenuti protetti dal diritto d’autore, la Warner ha cominciato a riconoscere una certa utilità nella pirateria.



Se è vero che da un lato il download illegale crea un danno all’industria discografica, dall’altro rappresenta un pratico metro di giudizio per capire cosa piace e cosa no, cosa vuole il pubblico e cosa può tranquillamente restare chiuso in un cassetto, facendo risparmiare tempo e soldi a produttori e distributori.

E’ prematuro affermare che sono proprio i pirati digitali a determinare il successo o il fallimento di un prodotto, ma è indubbio che le statistiche dei contenuti più scaricati illegalmente possono costituire un modo per capire quanto quel prodotto stia piacendo, al di là degli ascolti.

A confermarlo ci ha pensato David Kaplan, capo delle operazioni anti-pirateria di Warner Bros.:



Guardiamo alla pirateria come se fosse lo specchio della domanda dei consumatori.

Una volta riconosciuto questo, cosa si può fare per combattere la pirateria e fare contenti anche quei pirati che poche ore dopo la messa in onda di un episodio si fiondano a scaricarlo? L’idea è sempre la stessa, è la messa in pratica che manca:


Stiamo cercando di sviluppare un sistema per sfruttare questa domanda e offrire ai fan quello che stanno cercando quando lo stanno cercando.
Per ora, però, si continua con la cara e vecchia lotta alla pirateria. Certo, il fatto che la Warner Bros. si sia allontanata dall’associazione pirateria-furto costituisce già un buon punto di partenza.

Via | TorrentFreak
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