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News - Articoli ed Eventi letterari

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In questo topic posteremo articoli riguardo il mondo dei libri,
news inerenti ad argomenti letterari

 

e gli eventi che riguardano la letteratura:

 

Presentazioni di libri, convengni, conferenze e quant'altro


Non usatelo per le ultime uscite in libreria, per quelle c'è il topic Anteprime/ uscite in libreria.

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Se postate un articolo, non dimenticate la fonte.
È gradita una vostra opinione riguardo la notizia riportata.

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Indice Articoli:

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Gli italiani leggono sempre meno libri: gli ebook ci salveranno?

 
 
Da un sondaggio Censis-Ucsi emerge che oltre il 50% degli italiani non legge; in compenso si registra un piccolo aumento dei libri digitali
 
di Andrea Bressa


 
Secondo il decimo rapporto sulla comunicazione Censis-Ucsi , che fotografa l’attuale situazione dei media in Italia, il settore della carta stampata sta soffrendo di una sensibile emorragia in termini di utenti. Il motivo principale, senza troppo sorprenderci, è individuato nella costante e sempre più ampia presenza del digitale nella vita quotidiana.
 
I dati sono i seguenti: se cinque anni fa il 67% degli italiani leggeva minimo un quotidiano alla settimana, nel 2012 sono calati al 45,5%. Per i cari vecchi libri, invece, la discesa si attesta intorno alla spaventosa cifra di 6,5 punti percentuali in 12 mesi: dal 56,2% (di persone che leggono almeno di un libro l’anno) nel 2011 all’attuale 49,7%.
 
Ma una scintilla di fiducia sembra esserci, perché, un po’ per tutte le categorie di media, non si tratta tanto di un abbandono del mezzo, quanto di uno spostamento della fruizione del contenuto su un altro tipo di piattaforma, che nella fattispecie è rappresentata dal mondo digitale, anche se nell’universo delle opere cartacee il fenomeno risulta ancora molto modesto e insufficiente a coprire l’emorragia. Ecco allora che il quotidiano online vede aumentare nell'ultimo anno i suoi lettori del 2,1% (dal 18,2% al 20,3%), mentre gli ebook guadagnano un punto percentuale (dall’1,7% al 2,7%).
 
Anche se i numeri sono ancora piccoli, lo sviluppo della lettura digitale può forse davvero trasformarsi in un nuovo punto di partenza per promuovere e incrementare il numero di lettori: gli ebook costano meno, non ingombrano, sono fruibili su numerosi device ormai alla portata di tutti – e-reader , tablet, smartphone, oltre al pc.
 
Non si preoccupino però i nostalgici del volume rilegato, perché la strada verso il successo del libro su schermo (almeno in Italia) sembra ancora molto lunga. E poi, dalla fotografia al cinema, dalla radio alla televisione, la storia dei media insegna che uno strumento di comunicazione non viene mai completamente annullato dal mezzo più moderno.
 
Fonte: http://cultura.panorama.it
 


 

Ebook: in arrivo il mercato dell'usato?



Si inizia a parlare di un mercato degli ebook usati. Potrebbe essere la svolta in grado di far fare all'editoria digitale il salto di qualità. Il brevetto c’è, è di Amazon: ma ci vorrà ancora del tempo (soprattutto in Italia).

Il 54% degli italiani non legge e il 46% ha dichiarato di aver letto un solo libro nel 2012. A dirlo è il primo “Rapporto sulla promozione della lettura in Italia” voluto dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non è una novità, visto che il dato è pressoché immutato da vent'anni Tuttavia c’è un settore in controtendenza: quello dei libri elettronici. I lettori di eBook sono aumentati tra il 2010 e il 2011 di quasi il 60%. Certo si tratta sempre del 2,3 % del totale dei lettori, ma potrebbe essere sintomo che qualcosa sta cambiando.

Un’estensione del prestito

A dare un’ulteriore spinta alla lettura dei libri digitali potrebbero essere le novità che arrivano da Amazon: prestito dei libri elettronici e vendita dell’ebook usato. La prima è già una realtà (purtroppo non per noi italiani, ma per gli utenti di Amazon Usa, Uk, Francia e Germania) e consiste nella possibilità di prestare i diritti di lettura di un proprio eBook a un altro utente Kindle, per un massimo di 14 giorni (e una sola volta): l’eBook rimane fisicamente sul dispositivo del proprietario, che però, per tutta la durata del prestito, non può leggerlo. Tuttavia Amazon ha appena depositato il brevetto che permetterebbe anche la cessione definitiva della propria licenza di lettura, in cambio, presumibilmente, di un accredito di denaro via carta di credito. Una vera e propria vendita dell’usato, con il vantaggio di acquistare un libro identico a uno nuovo, senza copertine sgualcite né pagine strappate.

In Italia solo l'acquisto

Al momento, quindi, in Italia si possono solo acquistare i libri elettronici. Tuttavia il mercato italiano è ancora piccolo e ingessato: i prezzi variano poco o nulla da un sito all'altro Qualche mese fa abbiamo calcolato che la versione elettronica di un libro costa mediamente il 26% in meno di quella cartacea: troppo poco considerando il risparmio che hanno gli editori tra costi di stampa, resi e giacenza in magazzino. Se vuoi altri dettagli leggi la nostra inchiesta sul mercato degli ebook pubblicata sul numero 257 di Altroconsumo.

Fonte: http://www.altroconsumo.it

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Spero si riesca a globalizzare l'idea... non solo amazon... e la possibilita di avere un'incremento dello sconto man mano cedi i diritti a più persone. Le biblioteche scolastiche potrebbero sfruttarne i vantaggi e far a sua volta "pubblicità"

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Storia di un (e)lettore



In Italia il 46% della popolazione ha dichiarato di aver letto fino a 3 libri nell’ultimo anno 2012, mentre soltanto il 14,5% ne ha letti fino a 12 o più (dati Istat 2012). Questa è la premessa per presentarvi il “guest post” di Marco Zanette, blogger «fuori dal branco» e per noi esempio di «lettore forte» che ogni anno legge all’incirca tra i 120/150 libri o ebook. Un lettore forte, anzi,ultrastrong che legge e recensisce sul suo biblioblog.

Possiedo un ebook reader da oltre un anno. Le mie prime impressioni sull’uso dell’oggetto e su altre storie (il Kindle, il DRM) le ho già raccontate qui, quindi cerco di non ripetermi.
Nel mio caso, la lettura digitale NON ha ucciso quella cartacea. Tutt’altro: i due modi di leggere non sono diventati alternativi, né in competizione.
Adoro sfogliare le pagine reali, così come è piacevole la lettura digitale in condizioni in cui leggerezza e funzioni tecnologiche avanzate fanno la differenza.
È anche vero che non sono un nativo digitale, e quindi ho avuto modo di innamorarmi del nuovo mondo senza rinnegare il vecchio.
Amo perdermi nelle librerie e nelle biblioteche (adoro quella del piccolo paese in cui abito, con la bibliotecaria che mi chiama per nome e a volte mi impone specifiche letture icon_smile.gif ), e mi dispiacerebbe assai se scomparissero – soprattutto le biblioteche pubbliche e gratuite, che sono i granai della nostra fame di cultura – .
Con le librerie, ultimamente, ho sviluppato un rapporto conflittuale.
La mercificazione del libro ha raggiunto livelli per me intollerabili: prendere in mano un libro da una pila di centinaia di copie, leggere la quarta di copertina e apprendere che quello che ho in mano è sempre «il miglior romanzo del secolo», «opera irrinunciabile», «straordinario campionario di emozioni», mi genera immediatamente una reazione di ripulsa.
Se un libro inizia ad assomigliare a un detersivo, e ognuno è quello che lava più bianco, vuol dire che l’offerta non è rivolta a me, «lettore forte», ma a un’altra categoria – quella che deve essere spinta in massa a comprare il libro che TUTTI consigliano e TUTTI leggono – .
Così, mi ritraggo e poso nuovamente l’oggetto sull’immensa pila, e ripenso a quel che diceva il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi quando gli chiedevano se avesse letto un certo libro: «È stato pubblicato da almeno 40 anni? Perché se non ha resistito almeno così tanto, non ha poi un gran valore».
Io non sono così integralista, ma la quantità di libri “appena usciti” che leggo è una frazione minoritaria di quanto leggo in generale (stimo una trentina sui 120/150 annui che leggo ogni anno).
Ci sono decine di migliaia di capolavori già riconosciuti che non riuscirò mai a leggere nel corso della mia vita… ad essi dedico la maggior parte della mia capacità di lettura, e poi lascio che sia la curiosità a portarmi su qualcosa di appena uscito.
Contano molto (anzi moltissimo) i consigli delle persone amiche, di cui conosco gusti e inclinazioni; o delle persone che, nelle community come aNobii, hanno in qualche modo gusti simili ai miei. Ma conta anche la curiosità o la lettura di qualche pagina sfogliata a caso, e farlo con libri di carta è più piacevole.
Mentre in biblioteca (e sempre meno in libreria) vado a naso, per le mie letturedigitali acquisto su alcuni store on line con un paio di linee guida: mai libri con il DRM e costi massimi che non superino la metà del corrispondente cartaceo. Non posso concepire che un ebook costi solo il 15 o il 20% in meno del cugino fisico.
Approfitto grandemente delle offerte, che mi sembrano però in netta diminuzione negli ultimi mesi (o forse si stanno spostando su libri che mi interessano di meno).
E poi, c’è il “lato oscuro”. Da questo punto di vista, il libro in formato elettronico sta vivendo lo stesso fenomeno che si visse con la musica quando si diffuse l’mp3: ovunque appaiono libri come se piovesse, ben oltre la reale possibilità di leggerli, e qualsiasi titolo si desideri lo si ottiene, anche se appena apparso sul mercato.
È evidente che la diffusione del Kindle e – nell’ultimo Natale – del Kobo hanno generato un’incredibile fame (e relativa offerta) di libri “aggratis” icon_smile.gif .
Per esempio, sapendo che sono un lettore forte e forse anche apprezzando alcune delle recensioni che faccio su aNobii o sul mio biblioblog, moltissimi mi mandano spontaneamente ebook solo perché li ho pubblicati sulla mia wish list: credo, oggi, di avere libri da leggere a sufficienza per almeno due-tre anni.
È un fenomeno positivo? A mio avviso, tutto ciò che può creare cultura lo è.
Penso che, come accadeva per la musica, buona parte di quegli ebook resti nelle biblioteche individuali digitali senza mai essere letto, per il semplice piacere di averlo: ma quel che viene letto, anche se di qualità discutibile, non può far male.
Non credo che chi ottiene ebook gratis si metterebbe, comunque, a comprarli tutti. Non penso dunque che, in realtà, questo frullare vorticoso di ebook autoregalati (e spessoautopubblicati) sia il problema principale degli editori di oggi, o il principale motivo per il crollo delle vendite.
Il problema – a mio avviso – è la scarsa qualità di quel che si vende, rispetto al clamore con cui si pubblicizza un nuovo libro. Sì, potete fregare una volta milioni di persone, ma non due o tre volte uno che ama leggere: dopo un po’ che strillate a vanvera, inevitabilmente ilBuon Lettore lo perdete, lo sfiduciate.
Anche perché un Buon Lettore come me, se trova un buon libro, ama averlo sia come ebook sia in versione cartacea.
Continuerete a vendere pacchi di “sfumature”, certo, ma quelli saranno i primi lettori che domani compreranno altra merce, e non è detto che sia un libro.
Questa realtà dimostra anche quanto sia patetico, da parte degli editori e degli autori e degli agenti (perché in questa triangolazione non si capisce chi sia il colpevole), il tentativo di proteggere i propri diritti con il DRM: una “protezione” che qualsiasi nerd sa togliere e che provoca disagio e fastidio solo al legittimo acquirente dell’ebook.
Marco Zanette

 

Fonte: http://www.ebookreaderitalia.com

 

 

ePub 3, un nuovo standard per poter leggere i libri elettronici ovunque

 

 

L’obiettivo di ogni azienda è quello di produrre più utili possibili. Una delle vie percorribili per questo tipo di obiettivi è quello di creare dei monopoli. Molte volte i monopoli si creano facendo diffondere degli standard utilizzati da tutti, basti pensare alla diffusione dei CD o del Blu-ray.

 

Nel campo dei libri elettronici questo sistema potrebbe generare non pochi problemi. Attualmente sono molte le società che cercano di diffondere il proprio standard. Se ciò diventerà prassi comune si andrà incontro ad un problema che attualmente non è da poco: l’incompatibilità dei formati tra i vari dispositivi.

 

Mentre con il libro di carta è possibile utilizzare l’oggetto fisico ovunque, con l’eBook bisogna trovare un lettore elettronico in grado di visualizzarlo. Per evitare che l’utente abbia difficoltà a trasportare i suoi libri da un lettore all’altro, la IDPF (International Digital Publishing Forum) sta tentando di diffondere il formato aperto Epub 3.

 

Questo genere di formato permette anche di integrare elementi interattivi in uso, per esempio, nei libri venduti per tablet. L’obiettivo è far diffondere questo standard al fine di permettere all’utente di leggere il suo libro interattivo in tutti i dispositivi in vendita. Successivamente, secondo me, bisognerà affrontare il problema dei lucchetti digitali che obbligano ad usare determinati dispositivi legati ai negozi elettronici delle rispettive società.

 

Fonte: http://www.melamorsicata.it

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Bah personalmente l'ebook proprio non mi piace. Preferisco il libro cartaceo Lauren e nonc redo che l'ebook rappresenti la nuova era è  solo, a mia opinione, un altra trovata per la moda di turno del momento. Temo che sarò cartacea a vita XD

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L'ebook è comodissimo e secondo me non è solo una moda visto che ci hanno investite soldi tutte le librerie del mondo. Poi costa molto meno del cartaceo, quindi perché no?! 

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E' molto comodo l'ebook, però secondo me i prezzi dovrebbero decisamente abbassarli, non possono far pagare un libro più di 10€ è una cosa assurda; quanto alla notizia dei vari formati penso che sia un po l'ennesima cavolata, i libri li puoi trovare ovunque quindi non ha molto senso far si che questi possano esser letti solo su un dispositivo scelto da loro (e poi comunque troveranno benissimo di convertire i vari file ecc..)

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Crescere senza stereotipi: primo archivio di libri “buoni” per l’infanzia

 

Genitori che condividono i lavori, bambini adottati, famiglie miste, genitori dello stesso sesso, mamme o papà soli… Dall’associazione Scosse un censimento online di volumi per l’infanzia che valorizza l’assenza di pregiudizi

da Redattore Sociale

 

ROMA – Genitori che condividono i lavori domestici, bambini adottati, famiglie miste, genitori dello stesso sesso, mamme o papà soli… Sono alcuni dei protagonisti dei volumi dell’archivio che l’associazione Scosse (Soluzioni Comunicative Studi Servizi Editoriali) ha iniziato a realizzare online, catalogando i libri per bambini da 0 a 6 anni e sottolineando il valore aggiunto delle storie che descrivono nuclei familiari non stereotipati. “Abbiamo individuato nella decostruzione degli stereotipi dei modelli familiari nella primissima infanzia un intervento strategico nel lavoro per un’educazione che valorizzi le differenze e le pari opportunità”, ha affermato Sara Marini dell’associazione Scosse – nata nel 2006 da un gruppo giovani donne di diverse professionalità per lavorare su educazione e questioni di genere – nell'ambito della presentazione del progetto “Leggere senza stereotipi” ieri pomeriggio alla Casa delle Donne di Roma. Il progetto, che ha come obiettivo “censire i prodotti editoriali rivolti alle più piccole a ai più piccoli, tenendo conto della rappresentazione che testi e immagini restituiscono dei generi sessuali e dei diversi ruoli a essi assegnati nelle attività quotidiane, nelle relazioni, in famiglia e nella società” è per il momento un archivio online di una cinquantina di titoli pubblicato nel sito www.scosse.org, per ognuno dei quali vengono segnalati i temi affrontati. “Per ora questo archivio bibliografico è il frutto del lavoro quotidiano che svolgiamo nella formazione di insegnanti e altre figure professionali che lavorano a contatto con la fascia di età 0-6 anni, nei seminari che proponiamo ai genitori, e per il quale gli albi illustrati e la letteratura per l’infanzia sono uno strumento privilegiato”, sottolineano le rappresentanti dell’associazione Scosse che sta cercando finanziamenti e partenariati “affinché il progetto“Leggere senza stereotipi” diventi un lavoro completo ed esaustivo. Sono state illustrate alcune iniziative dell’associazione Tantagora di Barcellona, che ha iniziato a collaborare con il progetto “Leggere liberi da stereotipi”. Tantagora, che si occupa di promuovere letteratura scritta o orale per renderla accessibile a ogni tipo di pubblico, oggi si sta concentrando nella diffusione di attività, giochi e giocattoli con connotazione più libera possibile, per aiutare i ragazzi a costruire la propria identità in modo libero e consapevole. Tra i progetti portati avanti “Coresponsable 100%”, promosso dal comune del capoluogo catalano, che si rivolge alle coppie e alle famiglie per ottenere nel triennio 2012 -2015 un cambiamento culturale spingendo entrambi i genitori ad assumersi il 100% delle responsabilità e dei compiti nell'organizzazione del tempo familiare. Vi è inoltre una campagna per il consumo responsabile e non sessista dei regali, che si rivolge agli adulti affinché comprino giocattoli non sessisti e non eccessivamente stereotipati per bambine e bambini. Alla presentazione del progetto è intervenuta Della Passarelli, presidente e fondatrice di Sinnos editrice, sottolineando l’attuale carenza di storie di donne nella bibliografia per ragazzi e raccontando del successo ottenuto nelle scuole dalla graphic novel “Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative”, che interviene proprio sul tema del contrasto agli stereotipi. Passarelli ha anche sottolineato come “da anni le istituzioni sono disabituate all'investimento sul futuro dei giovani attraverso la cultura” e come questo si rifletta in una carenza non solo di libri, ma anche di autori italiani che si dedichino a una letteratura per ragazzi, libera da pregiudizi.(lj)

 

Fontehttp://altracitta.org/

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Arriva la Book Therapy, leggere è il miglior rimedio per rilassarsi durante le vacanze

 

Iniziano le ferie estive, e gli italiani invadono spiagge e località di villeggiatura. Per ricaricare le pile nel migliore dei modi, gli esperti raccomandano la Book Therapy. 7 su 10 consigliano di leggere sotto l’ombrellone o al fresco libri capaci di rigenerare la mente e farci evadere dalla vita quotidiana

 
MILANO – Aiuta a fuggire dalla routine quotidiana, tiene la mente leggera ma allo stesso tempo allenata, trasmette allegria positività. Ecco perché leggere rappresenta il modo ideale per ricaricare le pile durante le vacanze secondo 7 esperti su 10, che raccomandano la Book Therapy per vivere le ferie al meglio, grazie a letture di qualità. Psicologi, critici e addetti ai lavori concordano nell’affermare che leggere romanzi gialli (32%), rosa (26%), legati al benessere (23%) e d’avventura (18%) aiuta a recuperare il buonumore (41%), aiuta a evadere dai problemi della routine quotidiana (34%) e a tenere la mente spensierata (22%).   
 
L'INDAGINE - È quanto emerge da un’indagine promossa da Libreriamo, condotta attraverso una serie di interviste a psicologi, sociologi, professori universitari, che hanno analizzato in che modo i libri e la lettura possono favorire il relax necessario a riprendersi dalle fatiche dell’anno lavorativo e a tornare dalle vacanze con rigenerata energia.
 
COMBATTERE STANCHEZZA, DEPRESSIONE, STRESS -Abbandonate le città e prese di mira spiagge e località di villeggiatura, milioni di italiani sono alla ricerca del miglior modo  per rilassarsi e passare delle vacanze tranquille. Come arrivano alle ferie gli italiani? Stanchezza (31%), depressione (25%), stress (21%) sono secondo gli esperti i sentimenti che accomunano milioni di italiani alla fine del periodo lavorativo.
 
GIALLI E ROMANZI ROSA PER CHI VUOLE EVADERE - Cosa fare, quindi, per ricaricare le batterie e vivere nel migliore dei modi le vacanze? Oltre a staccare la spina dalla routine quotidiana e scegliere luoghi a stretto contatto con la natura, gli esperti consigliano particolari tipi di letture: gialli d’autore (32%) e romanzi rosa (26%) sono consigliati a chi vuole evadere in una nuova dimensione, lontano dalla realtà, vivendo storie appassionanti e immedesimandosi in personaggi fantastici. 
 
SAGGI E LIBRI SUL BENESSERE PER I SALUTISTI - Per i più salutisti, amanti del benessere sia fisico che psicologico, psicologi e addetti ai lavori consigliano libri legati al benessere (23%) e saggi filosofici (18%). “Occorrerebbe leggere sempre, più che mai l’estate, periodo in cui si ha un po’ più di riposo, e giornate in cui il solito tran tran quotidiano non ci massacra – afferma la psicologa Mariolina Palumbo -  Poter stare con i nostri pensieri ed accompagnare il relax con una buona lettura fa bene sia al corpo sia alla mente. Un vero e proprio antistress. Ognuno ha il proprio genere, dal giallo al romanzo, dalla poesia alla narrativa. L’importante è leggere”. 
 
EBOOK O LIBRI CARTACEI? - Meglio i classici libri cartacei o leggere su supporti digitali? Secondo la maggioranza (31%) è indifferente, purché si legga. Altri (22%) consigliano ebook e supporti digitali, principalmente perché sono più comodi da trasportare (36%) e consentono di portarsi dietro un numero consistente di opere in un unico supporto (28%). C’è chi, comunque, preferisce consigliare di leggere i classici libri di carta (18%). “I libri cartacei hanno un rapporto di comunicazione più intima ed efficace rispetto ai supporti digitali – afferma la Palumbo - La lettura su carta ci riavvicina alla comunicazione prima con noi stessi, e di conseguenza con gli altri”.
 
EFFETTI BENEFICI DELLA LETTURA IN ESTATE - Quali sono, quindi, gli immediati effetti di una buona lettura in estate? Leggere un libro orientato ai propri gusti letterari e di vita permette di recuperare il buonumore (34%), tiene la mente spensierata (22%), aiuta a staccare completamente dai dispiaceri e dalla classica routine quotidiana (15%). Cosa, quindi, non può proprio mancare nella propria valigia e borsa da spiaggia? Naturalmente un buon libro, per i momenti di relax. 
 
Fontehttp://www.libreriamo.it

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Interessantissimo questo post :sasa: purtroppo io in vacanza non ho letto manco mezzo libro, il tempo mi "scappava" sempre :pea: Adesso che sono rientrata mi rimetto in carreggiata  :pawapea: 

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Posto un altro articolo del 3 ottobre

 

 

Contro l’omofobia tra adolescenti. Storie che salvano la vita - di Elena Tebano

Da ragazzina Laurel aveva paura di camminare, «perché se mi fossi mossa mi avrebbero vista e mi avrebbero presa in giro». Michael già alle elementari era convinto che ci fosse qualcosa di molto sbagliato in lui e aveva imparato «a fingere di essere quello che non ero». Francesco si è sentito dire da sua madre che sarebbe diventato un po’ effemminato e si sarebbe depilato le gambe. Ingrid aveva appena iniziato l’università, quando dalla sera alla mattina si è «ritrovata senza una famiglia, senza una casa dove ritornare, senza il becco di un soldo».

Kai, che allora portava un nome e una vita di donna, è cresciuto sentendosi diverso da se stesso. Premesse che farebbero presagire vite destinate alla sofferenza. E invece del tutto smentite. Ora questi ragazzi e queste ragazze sono diventati adulti gay, lesbiche e trans felici e sicuri di sé, e raccontano le loro storie, tutte a lieto fine, in un volume collettivo, Le cose cambiano. Coming out, conflitti, amori e amicizie che salvano la vita, scritto per aiutare gli adolescenti che si trovano oggi a sopportare quello che loro hanno vissuto in passato: il peso dell’omofobia, sociale e interiorizzata (e Francesco non si è mai depilato).

 

 

Il libro, a cura di Dan Savage (giornalista famoso perché cura la rubrica di sesso più irriverente dell’editoria mondiale, Savage Love, pubblicata in Nord America da oltre cinquanta giornali) e del marito Terry Miller, è nato dopo l’ondata di suicidi tra gli adolescenti gay vittime di bullismo omofobico che nel 2010 ha scosso gli Stati Uniti. Savage e Miller hanno reagito con un video online in cui hanno cercato di spiegare ai ragazzi e alle ragazze di oggi che prima o poi i tormenti e le prese in giro finiscono, «it gets better», le cose cambiano e migliorano, e che loro due — adulti, sposati e felici — ne sono la prova. Il video è diventato virale, ed è stato seguito da quelli di migliaia di persone che si sono unite a loro per testimoniare che si può essere omosessuali o trans senza soffrire. I migliori contributi sono stati poi raccolti nel libro. Oggi esce in libreria per Isbn (e in edicola per due mesi con il Corriere della Sera) l’adattamento italiano curato da Linda Fava e scaturito dal lavoro sul sito Lecosecambiano.org, a cui ha collaborato anche La27esimaora. Con Linda abbiamo fatto un bilancio del progetto portato avanti in questi mesi, a partire da come anche in Italia la questione del bullismo contro gay e lesbiche sia diventata centrale.

Il bullismo omofobico

 

Linda: «È successo perché sono stati gli stessi adolescenti che soffrivano per la loro condizione a uscire dal silenzio: hanno scritto lettere ai giornali, fatto video su YouTube e persino spiegato, come nel caso del quattordicenne che si è suicidato quest’estate a Roma, le ragioni di un gesto così estremo in una lettera di addio. Noi abbiamo cercato di raccogliere la loro voce e dare una risposta, di fornire gli strumenti che molti non trovano in famiglia o nell’ambiente che li circonda. Per questo – come nel progetto originario – abbiamo usato YouTube e i social network. Sono canali di comunicazione che raggiungono i ragazzi e parlano il loro linguaggio. Agli adolescenti gay, in particolare, permettono di esprimere un’identità che altrimenti rimarrebbe nascosta, di entrare in contatto con altri coetanei che vivono le stesse cose».

Elena: «Il suicidio del ragazzo di Roma questa estate, così terribile, è stato una sorta di punto di svolta simbolico: prima di allora ogni volta che sui media emergeva che un ragazzino si era ucciso perché preso in giro “in quanto gay”, insegnanti, familiari e amici si affrettavano a dire che lui “non era così”. Il ragazzo di Roma invece, prima di uccidersi, lo ha messo nero su bianco: ha preteso che la sua identità, almeno da morto, non venisse negata. È un esito atroce e irrevocabile, ma mi sembra anche un cambiamento legato all’evoluzione che descrivi tu. Da sempre ci sono stati teenager con un orientamento sessuale omosessuale (i cui desideri, cioè, si rivolgevano a persone dello stesso sesso), ma oggi spesso i teenager hanno anche un’identità gay. Questo paradossalmente li espone di più e li rende un target dei bulli. Eppure, come si vede dalle storie del libro, è anche la chiave per superare l’ostilità, sociale o interiorizzata».

 

I modelli nei media

 

Linda: «La nascita della cultura adolescenziale lgbt (cioè lesbica, gay, bisessuale e trans,ndr) di cui parli è la conseguenza del fatto che la visibilità lgbt è aumentata: i gay e le lesbiche oggi sono visibili in televisione (un ruolo fondamentale in questo l’hanno avuto serie americane come Will & Grace, Ellen, The L word, Glee, Grace Anatomy, Skins), lo sono sempre di più nel mondo dello spettacolo, anche se non in modo massiccio (le star della musica e della tv italiana che hanno fatto coming out sono casi isolati, e di conseguenza su di loro si è concentrata un’attenzione mediatica spropositata), e lo sono nella vita quotidiana, anche se con una differenza colossale tra grandi città e provincia. Per quanto riguarda i rischi a cui la loro identità e visibilità li espone è importante chiarire una cosa, e lo fa molto bene Vittorio Lingiardi nell’introduzione del libro: “Le ricerche scientifiche dicono che gli adolescenti che appartengono a minoranze sessuali sono almeno tre volte più a rischio suicidio dei coetanei eterosessuali”. Ma i dati che seguono dimostrano che sono il rifiuto in famiglia e la mancanza di cittadinanza che quei ragazzi subiscono a renderli più a rischio suicidio, non il fatto di essere gay in sé. Infatti “I problemi e le difficoltà psicologiche di gay e lesbiche tendono a diminuire nei paesi in cui i loro diritti sono riconosciuti e/o esistono leggi contro le violenze e le discriminazioni omofobiche e/o in contesti in cui le organizzazioni religiose si dimostrano accoglienti”. Se la cultura e l’identità gay in Italia venisse riconosciuta e rispettata in primo luogo dalle istituzioni, anche gli adolescenti avrebbero vita più facile».

Elena: «Dalle testimonianze raccolte nel libro emerge che le condizioni dei teenager gay possono essere molto diverse anche in Italia, a seconda dei luoghi e dei contesti in cui crescono: grandi o piccole città, famiglie omofobiche oppure aperte. È come se esistessero più epoche all’interno dello stesso Paese. Di fatto il libro è anche una storia e insieme una mappa dell’esperienza gay in Italia».

Linda: «Sì, è una mappa che collega punti lontani nello spazio ma anche nel tempo: ci sono contributi di ventenni e di sessantenni. Leggere i racconti di chi appartiene a generazioni precedenti ci mette di fronte al fatto che non solo le cose cambiano e migliorano nel corso della vita di un ragazzo omosessuale o transgender, ma sono già cambiate e migliorate in senso assoluto nel corso degli ultimi cinquant’anni, di pari passo con la diffusione di nuovi di modelli culturali e, a seconda dei Paesi, in modo proporzionale alla crescita della cultura giuridica attorno alle persone e alle coppie omosessuali»

 

Il coming out

Elena: «La cosa che tutte le storie hanno in comune è anche la più sorprendente del libro: l’importanza del coming out (l’atto di dichiarare la propria omosessualità, da non confondere con l’outing). È un passaggio fondamentale per gay, lesbiche e trans. Gli eterosessuali non lo conoscono: nella nostra società tendiamo a dare per scontato che tutti siano etero. Chi non lo è, volente o nolente, si trova costretto a comunicare questo scarto. Nei racconti del libro, però, stupisce il senso di gioia legato a questa rivelazione. Scrive per esempio Piergiorgio Paterlini: “Ero cattolico, avevo paura dell’inferno, ma il paradiso che avevo trovato – così immenso, così inaspettato, così luminoso, perfino allora che mi sembrava irraggiungibile, ‘guardare e non toccare’ – era talmente bello da risultare mille volte più forte della paura”. È come se improvvisamente venisse a cadere quella che nel libro Francesca Pardi definisce “la condanna muta in assenza di reato”. E infatti lei spiega che “la prima cosa che ho capito, innamorandomi a sedici anni” è “che non poteva essere un male in sé”».

Linda: «Ivan Cotroneo nel suo racconto costruisce un piccolo teorema che dimostra perché fare coming out non solo è importante, ma è necessario per vivere felicemente.

“A: Amare ed essere amato è l’unica cosa per cui valga la pena vivere.

B: Non puoi amare e non puoi essere amato se non lasci che gli altri ti conoscano per quello che sei.

C: Se non lasci che gli altri ti conoscano per quello che sei, in questa vita non amerai veramente e nessuno ti amerà. Vorresti mai ritrovarti in un posto che somiglia al punto C?”.

Il ragionamento porta a una conclusione di una semplicità spiazzante: Il coming out “non è una vera scelta. Nascondersi non è un’opzione, perché essere infelici o scegliere di non essere amato e di non amare non può essere un’opzione. Non ti viene voglia di cominciare subito?” chiede Cotroneo. “Di farlo sapere al mondo, che hai intenzione di amare e di essere amato, e di lottare per questo?

Perché, in questo caso, ti aspetta il punto D [...]

D : Se lasci che gli altri ti conoscano per quello che sei, allora amerai e sarai amato.” C.v.d.»

 

La reazione delle famiglie

 

Elena: «Un altro elemento comune a quasi tutte le storie è che gli adolescenti che si scoprono gay, lesbiche o trans devono combattere con molti fantasmi: immagini negative che si sovrappongono alla loro e gli impediscono di vedere un futuro positivo. “Non potevo immaginare, perché non avevo storie felici intorno”, dice per esempio Antonella Ninni. E anche Adam Roberts spiega come per i suoi genitori l’essere gay fosse “una cosa astratta”, e come solo l’idea della sua omosessualità “li riempisse di paura e li addolorasse”. Dalle loro testimonianze emerge che la cosa più difficile e più importante è fare svanire quei fantasmi, che spesso legano l’omosessualità a un’idea di sofferenza».

Linda: «Sono proprio storie come le loro che possono agire “da ghostbusters” per chi sta ancora facendo i conti con i fantasmi della propria identità sessuale, per chi – usando di nuovo le parole di Lingiardi – soffre di “minority stress”, ovvero di “disagi psicologici causati da una condizione di minoranza stigmatizzata”. Una delle cose che può meravigliare leggendo queste testimonianze è che spesso il peggior nemico del ragazzo omosessuale non è il bullo, ma la sua stessa psiche: il pregiudizio permea a tal punto la società che viene interiorizzato. La giornalista americana Jessica Leshnoff nel suo pezzo racconta: “Le voci interiori erano lì, giorno e notte. ‘Quello che provi non è normale’ mi dicevano. ‘Non sei normale [...]. Ecco come stavano le cose: nessuno mi tormentava. Ero io a farlo, anno dopo anno”.

Ma quando quelle voci vengono sconfitte avviene un’incredibile metamorfosi, che spesso si propaga anche nell’ambiente familiare dei ragazzi. Marcello Signore,di Napoli, ha fatto coming out a 17 anni: “Per me i momenti bassi sono stati ritrovarmi senza chiavi di casa e prendere le botte da mia mamma che mi aspettava con la mazza dietro la porta quando tornavo dalle serate in discoteca perché ‘Chissà dov’ero stato’. Basso è papà che per la rabbia ha sradicato dalla parete i fili del telefono perché non voleva che mi collegassi più ‘a quei siti’ e che ha buttato tutti i miei vestiti fuori dalla porta. […] La strada da lì a papà che canta Born This Way al Gay Pride mentre io cammino imbarazzato sul marciapiede di Mergellina con addosso una formalissima polo, è stata lunga”. Sarà anche stata lunga, ma non è incoraggiante sapere che quella strada Marcello e i suoi genitori l’hanno percorsa insieme

 

 

Una sintesi di questo articolo è stata pubblicata sul Corriere della Sera del 3 ottobre 2013

 

 

 

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«Le cose cambiano. Coming out, conflitti, amori e amicizie che salvano la vita» è in libreria e in edicola per due mesi con il Corriere della Sera. Curato da Dan Savage (da Linda Fava per l’edizione italiana) edito da La 27esima Ora, Corriere e Isbn, raccoglie tra gli altri testi di Walter Siti, Barack Obama, Aldo Busi, Ivan Cotroneo, Michael Cunnigham, David Sedaris, Vittorio Lingiardi

 

 

Gli Autori:

Cristiana Alicata · Matteo B. Bianchi · Alison Bechdel · Francesco Bilotta · Chaz Bono · Andrea Bordoni · Rebecca Brown · Aldo Busi · David Cameron · Milena Cannavacciuolo · Fabio Cinti · Hillary Clinton · Kate Clinton · Anna Paola Concia · Ivan Cotroneo · Michael Cunningham · Dart · Francesco D’amore · Ellen Degeneres · Ava Dodge · Ellen Forney · Barbara Gaines · Juan Carlos Galan · Terry Galloway · Ghemon · Lawrence Gullo · Darren Hayes · Murray Hill · Matthew Anthony Houck · Sharon Kleinbaum · Ingrid Lamminpää · Jessica Leshnoff · Vittorio Lingiardi · Marta Magni · Krissy Mahan · Antonia Monopoli · Meshell Ndegeocello · Antonella Ninni · Federico Novaro · Barack Obama · Suze Orman · Francesca Pardi · Piergiorgio Paterlini · Milena Paulon · Fyodor Pavlov · Alcìde Pierantozzi · Silvia Pilloni · Gabrielle Rivera · Adam Roberts · Randy Roberts Potts · Gene Robinson · Ivan Scalfarotto · Christopher A. Schmitt · David Sedaris · Jake Shears · Marcello Signore · Walter Siti· Laurel Slongwhite · Lorenza Soldani · Kai Trevisan · Urvashi Vaid · Nicla Vassallo · Francesca Vecchioni · Jean Vermette · Stefania Visconti · Michael K. Wells · Lance Wharton

 

Fonte: http://27esimaora.corriere.it

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Depressione? In Inghilterra il medico può prescrivere la lettura di libri

 

Il National Health Service inglese ha lanciato un programma che prescrive medicamente i libri per  affrontare la depressione

 

I dati: circa 350 milioni di persone soffrono di depressione. Meno della metà seguono delle cure. Le cure più diffuse sono i medicinali antidepressivi, che in Usa risultano essere le medicine più prescritte in assoluto. Ma forse c'è un'altra possibilità.

Lo psichiatra gallese Neil Frude, che dal 2003 studia l'argomento, ha scoperto che i libri aiutano, e quelli di self-help ancora di più, specie quando le persone sono in attesa di trattamento medico. Così il National Health Service inglese ha lanciato un programma che segue le indicazioni di Frude. Per la prima volta vengono prescritti medicamente i libri. Se la diagnosi è di depressione leggera o moderata, la cura può essere quella di leggere. Si tratta principalmente di libri sul tema della depressione e delle strategie per uscirne. Ma ci sono anche volumi di fiction e poesia.

La biblioterapia non è una disciplina nuova (nei decenni scorsi molte ricerche ne hanno avvalorato la credibilità) ma in questo momento sta prendendo talmente piede nel Regno Unito che nei primi tre mesi sono stati presi in prestito oltre 100mila libri prescritti dal Nhs. E nascono gruppi che (a pagamento) ti forniscono una lista di libri personalizzata sulle tue esigenze, e associazioni come la The Reader Organization, che raccolgono disoccupati, persone in carcere o persone sole, perché si leggano libri l'un l'altro.

Al di là di tutto, considerando sempre che un libro non sostituisce una terapia medica e in attesa di verificare gli effetti dei libri sui pazienti, almeno nella fase pre-trattamento le persone affette da depressione hanno un'arma in più per combattere il loro problema.

 

Fontehttp://cultura.panorama.it/

 

 

Collegamenti: Un libro può salvarci la vita?

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bah secondo molta gente non leggerà se non ama farlo, e quelli che lo amano leggeranno da se i libri sulla depressione informandosi su quel che li sta colpendo senza che glielo prescriva il medico, probabilmente xD

 

cmq è un tentativo di cura interessante :soso:

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Basta che il libro non sia un dramma, altrimenti la depressione aumenta.

Scherzi a parte, credo che possa aiutare (non certo risolvere il problema) perché occupando la mente nella lettura previene dal pensare alle cose che fanno peggiorare la depressione.

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Asd.gif bella cura ma devono dirmi come ci si cura dalla seguente tipologia di depressione : Ho due armadi di libri e mai il tempo di leggerli. 6c314f4dc32e3872e09dc62055189.gif

 

Scherzi a parte io sono una malata cronica U.U Trovo sia una cura davvero intelligente, la lettura aiuta molto sia a farsi analisi personali che a riflettere.

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secondo me e' fondamentale per prima cosa una grande forza di volonta', tutto  quello di buono che c'e' dopo , ben venga.

 

temo che se arrivano ad essere depresse  siano carenti in partenza di forza di volontà, però concordo: volere è potere veramente zizi.gif

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Aiuto, adesso è l'ebook a leggere noi

 

TRACCIARE il Dna del lettore, sapere chi legge cosa, come e perché. Ancora: in quanti minuti, ore, giorni. Con la tecnologia è possibile. Non sei più tu a leggere il libro, ma è il libro a leggere te. Succede al tempo dell'ebook. Vedi alla voce dati digitali. Raccoglierli, catalogarli, sfruttarli è diventato l'obiettivo di editori e autori, persino il mestiere di alcune startup che lanciano una sfida alla creatività: aiuteremo gli scrittori a dare al pubblico ciò che vuole.

 

Si chiamano Scribd, Entitle e Oyster. Sono tutte made in Usa. Alla base hanno la stessa legge dei ...

grandi numeri che anima Netflix per i film e Spotify per la musica. Offrono l'accesso illimitato a un catalogo di oltre cento mila libri online, chiedono circa dieci dollari d'abbonamento mensile. In più informazioni sulle tue abitudini letterarie. Ti garantiscono l'anonimato, ma poca, pochissima, privacy. Benvenuto nuovo utente Oyster, si legge alla registrazione, "stai consentendo la collezione, il trasferimento, la manipolazione, l'immagazzinamento e altri usi dei tuoi dati".

 

È vero: colossi come Amazon, Barnes & Noble, passando per Google Play, avevano già iniziato a tener traccia delle abitudini degli ereaders. Lo rivela una classifica stilata dall'Electronic Frountier Foundation. Rapporti custoditi gelosamente, top secret. Ma le nuove startup non hanno segreti. Si sa che per guadagnare diffondono i risultati. Provoca Trip Adler, amministratore delegato di Scribd, il sito nato come servizio per postare documenti, inclusi libri pirata, che può oggi contare su investimenti da 25 milioni di dollari. Dice: "Saremo abbastanza aperti nel condividere i nostri dati così gli scrittori potranno pubblicare libri migliori".

 

Le tecnologie sono agli esordi, l'analisi è appena iniziata. Vivisezionati i diritti dei lettori di Pennac: saltare le pagine, spizzicare, rileggere, non finire il libro. Tutti vizi messi a nudo. Qualche anticipazione: più un giallo è lungo, più è possibile che si salti all'ultima pagina per sapere cosa succede. L'autore troppo fantasioso è abbandonato in fretta. C'è più probabilità di finire una biografia che un volume d'economia, mentre basta un solo capitolo del libro di Yoga per considerarci "illuminati" e lasciarlo sul comodino. Si marcia velocemente nello scorrere dei romanzi, rispetto ai saggi religiosi, e ancor più veloci si è con i racconti erotici.

 

"Che cosa vogliono le donne", è il titolo di uno dei libri ora più popolari sull'altra piattaforma, Oyster. "Ti porta nella mente di una donna così impari a fare colpo", è la réclame. Chi lo inizia, lo finisce di sicuro. Sfortunato invece lo storico e saggista Arthur M. Schlesinger Jr: a completare il suo "I cicli della storia americana" è meno dell'uno per cento. Inoltre, secondo i dati della startup, c'è il 25 per cento di occasioni in più per finire i libri se sono spezzettati in piccoli paragrafi: da leggere in tram, nella pausa pranzo, o prima d'andare a dormire.

 

Commenta il presidente dell'Associazione Italiana Librai, Alberto Galla: "Potrebbe essere interessante, soprattutto per le case editrici, spesso sempre più inclini a operazioni di marketing. Le aiuterebbe a capire cos'è che realmente piace al loro pubblico. I lettori forti, quelli che leggono più di un libro ogni mese, hanno dei gusti ben precisi. Che superano le mode del momento. Inutile riempire le librerie con titoli tutti uguali. Certo, il mercato è fatto di grandi numeri, guai a nascondercelo, ma è la qualità che dura nel lungo periodo". Avverte Cristina Mussinelli, responsabile nuove tecnologie dell'Associazione italiana editori: "Il servizio è utile per rafforzare il rapporto con la comunità di lettori di riferimento. La privacy? Chi accetta di aderire a questi servizi, accetta di essere tracciato. Il vero problema è l'offerta in abbonamento. Non ci sono dei risultati certi: bisogna ancora capire come funziona".

 

"Credo che questo sistema si diffonderà sempre di più anche nel mercato editoriale, perché stiamo entrando in una fase in cui l'interesse principale del cliente non è il possesso del prodotto, ma la sua fruizione, l'accesso al contenuto", replica Alessandro De Giorgi, Ceo di YouCanprint.it, una delle più note piattaforme italiane di pubblicazione "fai da te", con oltre 4.300 titoli in catalogo. Il rapporto tra nuove startup, simili a Spotify, editori e distributori però rimane un nervo scoperto. Le aziende non rivelano il loro modello di business, scrive il New York Times. Ma per il quotidiano statunitense, sembra che su Oyster il libro si considera "letto", e all'editore spetta una quota di diritti standard, quando l'utente ha sfogliato più del dieci per cento del volume. Più complicata è Scribd: la vendita è considerata intera solo dopo il cinquanta per cento di pagine viste, mentre valutata un decimo tra il dieci e il cinquanta per cento. Le adesioni? Moltissime, dicono i creatori dei nuovi servizi, ma di numeri nessuna traccia. Gruppi editoriali del calibro di Penguin Random House e Simon & Schuster preferiscono mantenersi alla larga, mentre ci credono HarperCollins e Smashwords che ha appena firmato un accordo per inserire su Scribd 225 mila libri. "Gli scrittori che si auto pubblicano ne andranno pazzi", prevede Mark Coker, l'amministratore delegato. "Cercano qualsiasi cosa che possa aiutarli a raggiungere più lettori". 

 

"Chi scrive deve sorprendere", sbotta Sergio Nazzaro, autore per Einaudi. "Non può essere un utensile nelle mani del pubblico. Questa vivisezione non m'interessa, a mancare è il confronto umano". Francesco De Filippo, scrittore, classe 1960, accetta la prova: "Un artista serio riesce a regolare il proprio talento in base ai desideri del mercato. Un lecito compromesso tra creatività ed esigenze del pubblico. Del resto, si scrive per due ragioni: per sé, per coltivare questo talento, e per essere letti". Dalla parte degli utenti Chiara Flumian, venticinque anni, da quattro gestisce un blog letterario per ragazzi, L'ora del libro, dice: "Tallonare un lettore, anche se virtualmente, per annotare tutte le sue abitudini, comprese le più segrete, per poi spiattellarle in rete non mi sembra carino. Un po' come stalkerare un passante. Non ha nessun beneficio, se non quello di infastidire".

 

Fontehttp://www.repubblica.it/

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che schifo =_=  fa vomitare sta cosa...leggetevi gli ebook reaeder così vi spiano pure mentre andate al gabinetto.. bleargh!!

Dio benedica i libri di carta!

Non ho altri commenti da fare.

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Ma perchè pensate che google stesso non faccia queste cose con siti/pagine web/ricerche che visitate/fate ogni giorno? Facebook anche ne fa uso da Google per pubblicità mirate su cui voi cliccherete e a loro arriveranno soldi! Il problema è che sta tutto scritto nel regolamento e noi "accettandolo" su Facebook o usando Google senza leggere il suo contratto ne facciamo parte! La privacy non esiste da tempo!

 

Facebook, come ormai si sa, può dare i nostri dati a chiunque...tiene tutte le nostre foto, video, scritte ecc ecc. Se le "cancelliamo" le eliminiamo solo dalla nostra visualizzazione, non dai loro server.

 

Qualcuno possiede Android o iOS7? Android tiene conto di messaggi/chiamate/siti/applicazioni/parole chiave tutto per farci avere ciò che lui considera meglio per noi. Ma il tutto mandando dati ai server Google e ottenendo la risposta con pubblicità di app nel Play Store, pubblicità nelle app ecc ecc.

 

iOS7 e le impronte digitali...le impronte vengono inviate al server della Apple. Per quale motivo? Perchè per sbloccare il mio telefono devi avere le mie impronte sul tuo server?

 

La privacy è andata da tempo :siciao:

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