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  1. News Computer Zone

    In Finlandia è possibile spingere il parlamento a prendere in considerazione una legge con un sistema di petizione online: avendo ottenuto 50.000 voti una rivoluzionaria riforma sul copyright seguirà l'iter per l'approvazione nel 2014. Forse Casaleggio (e non Casalegglo, fate attenzione) dovrebbe prendere in considerazione il sistema legale finlandese, che ammette il crowdsourcing come metodo per legiferare. Per noi è doppiamente interessante perché in questo caso il meccanismo porterà in Parlamento una riforma rivoluzionaria sulle leggi del copyright. Piccolo paese, grande riforma Secondo il sistema recentemente inaugurato in Finlandia, è possibile petizionare per una legge ed obbligare il Parlamento a votare per essa se si ottengono 50.000 voti. Il numero potrebbe sembrare molto basso, ma la Finlandia non è certo sovrappopolata, dato che è leggermente più grande dell’Italia ma alberga solo 5 milioni e mezzo di persone, e neppure 4 milioni di esse sono in grado di votare. Eppure 50.000 persone hanno scelto di promuovere una nuova legge, del tutto rivoluzionaria, che invertirà la tendenza sulla faccenda copyright. Dove di solito si tende alla severità, anche per l’influenza delle lobby internazionali, la voce dei cittadini invece richiede ragionevolezza. Per trasparenza, va detto che è stato difficile trovare 50.000 firme - ma non mi sarei aspettato nulla di diverso. Il “buonsenso” nel copyrigt Le riforme sono sufficienti a far suonare tutti i campanelli d’allarme delle Major discografiche e cinematografiche. Si propongono pene meno severe per chi viola i diritti d’autore, un ampliamento dei casi contemplati nel Fair Use, l’eliminazione di “clausole ingiuste” (forse un po’ come le nostre “clausole vessatorie”) nelle licenze ed il permesso di duplicare sempre i contenuti acquistati per scopi personali. Sarà la prima volta che un parlamento vota una legge sul copyright scritta dai cittadini. Questo è il genere di legge che una buona percentuale di un paese europeo e democratico vuole. Va chiaramente temperato con le necessità della produzione di contenuti, ma il messaggio mi pare chiaro. Via | The Escapist
  2. News Computer Zone

    Combattere i pirati è inutile: sono anni che ci si prova senza risultato. Serve una strategia nuova, qualcosa che li trasformi da malfattori in clienti paganti. È questa, in estrema sintesi, la rivoluzione annunciata dal responsabile delle politiche antipirateria di ADOBE Richard Atkinson in occasione dell'Anti-Piracy and Content Protection Summit. Il problema, secondo ADOBE, è in parte creato dal business, e lo stesso business possiede la chiave per risolverlo, a partire dalla necessità di capire le vere esigenze degli utenti. È questa la motivazione alla base della decisione di passare dalle vendite di software boxed a un modello basato sulla fornitura di software via Internet (ma comunque da scaricare e installare in locale) e in abbonamento, con il famoso cambio di licenze annunciato a maggio che tanto ha preoccupato molti utenti, al punto da spingerli a riconsiderare le alternative. Adobe spiega di aver cercato un modo per rendere più abbordabili i propri prodotti dal punto di vista economico, dilazionando i pagamenti grazie alla formula dell'abbonamento: in questo modo, chi non poteva spendere alcune migliaia di euro tutte insieme e perciò si dava alla pirateria forse ora prenderà in considerazione un esborso dilazionato nel tempo. Via z/eus
  3. News Computer Zone

    Avete scaricato un film illegalmente? Male. Ne avete scaricato un altro? Peggio. Ne volete scaricare un terzo e sapete pure di avere la polizia col fiato sul collo? Fino ad oggi, se foste stati francesi, sarebbe stata una pessima idea: la terribile agenzia di controllo Hadopi vi avrebbe condannato ad essere tagliati fuori da Internet per sempre. “Tre strike, e sei fuori!”, come nel baseball. Quello che più sfuggiva era la logica punitiva, che allontanava da Internet chi perpetrava il reato di scaricare contenuti illegali, come se stesse guidando un’auto e fosse un pilota pericoloso. Le industrie di musica e cinema erano entrambe decisamente a favore di tale approccio, e lo era anche Nicholas Sarkozy - Ma alla prova dei fatti non c’è stata nessuna flessione della pirateria in Francia, nonostante i rapporti contrastanti diffusi tempo fa. La legge era anche difficile da applicare. Serviva monitorare il traffico della rete, un’attività che come testimonia la faccenda PRISM porta facilmente ad abusi di ogni tipo. Un’operazione continua, costosa, sostenuta dalle tasse dei contribuenti e per la quale era stata costituita un’agenzia, Hadopi, ormai già destinata al ceppo da qualche mese. Il sistema HADOPI è tanto inefficace da aver puntato il dito contro un unico, povero sfortunato pirata, un individuo che si è visto recapitare una multa di 600 euro a casa. Non solo: il suo collegamento ad Internet è stato bloccato per la bellezza di due settimane. Così impara! Ironia a parte, è abbastanza ovvio che non si può creare una legge sul vuoto, senza le infrastrutture e che i mezzi necessari a dare vigore a questi decreti sarebbero gli stessi che stanno mettendo la NSA sul graticolo mediatico internazionale. Non che i pirati ora vadano liberi in Francia: ci sono pene graduate che arrivano fino a 1500 euro. Sempre che non ci siano ricorsi e che si riesca a provare che una persona sia effettivamente colpevole di tale reato. Via | TorrentFreak
  4. News Computer Zone

    Mentre la RIAA manda mail a tappeto a Google per chiedergli il takedown di materiali piratati oppure di rendere invisibili i siti che danneggiano il loro business, l’MPAA, di fatto il cartello dell Major discografiche, agisce in modo chirurgico. L’MPAA attacca direttamente le home dei siti dei pirati. Prendiamo l’esempio riportato da TorrentFreak: KickassTorrents. Il sito era stato spostato ad un nuovo dominio, precedentemente posizionato nelle Filippine. Nella nuova casa da soli quattro giorni, ora già non compaiono più nei risultati di Google, oscurati agli occhi dei consumatori meno sofisticati. Secondo il sito di informazioni sui torrent, questa strategia non ha sempre il tipo di successo sperato dalle Major. Molte volte, infatti, bersagliare la home di un sito non è benvisto da Google, che richiede specificamente nelle proprie politiche di linkare a contenuti che violano le leggi sul copyright. Se un particolare link compare sulla home, magari perché messo in rilievo dalla sua importanza, allora Google blocca la pagina, facendola sparire dalle ricerche. Ma se viceversa l’MPAA segnala una home in cui dovrebbe esserci un link a qualche album specifico, ma esso è stato già spostato, allora sarà opposto un rifiuto ed il sito resterà sul motore di ricerca. In definitiva, la strategia è quella di impedire agli utenti nuovi di trovare il sito che distribuisce torrent, pur lasciando online decine di materiali che infrangono i diritti d’autore. Se l’MPAA e Google sono tempestivi, non c’è che dire: il piano funziona alla grande. Via | TorrentFreak
  5. News Computer Zone

    La Warner Bros. si allontana dall'associazione "pirateria-furto" e ammette: "ci serve per capire cosa vuole il pubblico". Game Of Thrones ha battuto ogni record, diventando la serie televisiva più scaricata illegalmente di questo 2013. La rete televisiva HBO non ne ha mai fatto un mistero e si è anche detta lusingata da questo, segno che il prodotto che stanno realizzando stia piacendo più o meno universalmente e viene preferito ai tanti prodotti della concorrenza. Quella che fino a pochi mesi fa sembrava una vocina fuori dal coro, oggi viene seguita dalla Warner Bros., da sempre impegnata insieme alle altre major nella lotta alla pirateria. Pur continuando a combattere il download di contenuti protetti dal diritto d’autore, la Warner ha cominciato a riconoscere una certa utilità nella pirateria. Se è vero che da un lato il download illegale crea un danno all’industria discografica, dall’altro rappresenta un pratico metro di giudizio per capire cosa piace e cosa no, cosa vuole il pubblico e cosa può tranquillamente restare chiuso in un cassetto, facendo risparmiare tempo e soldi a produttori e distributori. E’ prematuro affermare che sono proprio i pirati digitali a determinare il successo o il fallimento di un prodotto, ma è indubbio che le statistiche dei contenuti più scaricati illegalmente possono costituire un modo per capire quanto quel prodotto stia piacendo, al di là degli ascolti. A confermarlo ci ha pensato David Kaplan, capo delle operazioni anti-pirateria di Warner Bros.: Guardiamo alla pirateria come se fosse lo specchio della domanda dei consumatori. Una volta riconosciuto questo, cosa si può fare per combattere la pirateria e fare contenti anche quei pirati che poche ore dopo la messa in onda di un episodio si fiondano a scaricarlo? L’idea è sempre la stessa, è la messa in pratica che manca: Stiamo cercando di sviluppare un sistema per sfruttare questa domanda e offrire ai fan quello che stanno cercando quando lo stanno cercando.Per ora, però, si continua con la cara e vecchia lotta alla pirateria. Certo, il fatto che la Warner Bros. si sia allontanata dall’associazione pirateria-furto costituisce già un buon punto di partenza. Via | TorrentFreak
  6. News Computer Zone

    Dopo aver tenuto banco per molti mesi dello scorso anno, la questione dei file caricati dagli utenti su Megaupload e sequestrati nel raid che ha portato alla chiusura del servizio sembra finita nel dimenticatoio: Kim Dotcom si è concentrato sulla sua nuova creatura, Mega, e gli utenti avevano iniziato a farsene una ragione. Ieri è arrivata la triste notizia: i file sono stati cancellati, o almeno quelli ospitati da LeaseWeb. La cancellazione, secondo quanto riferisce Dotcom, risale al 1° febbraio scorso, ma è stata resa nota soltanto ora, facendo andare su tutte le furie l’imprenditore dei file hosting. Carpathia Hosting e Cogent, altre due società affidatarie dei file degli utenti, hanno mantenuto fede all’accordo raggiunto col governo statunitense e continuano a conservare i file sui propri server. Quelli di Leaseweb, invece, hanno preferito liberare lo spazio. A farne le spese sono stati i file degli utenti europei, quindi anche i nostri. Dopo le accuse di Kim Dotcom è arrivata la risposta ufficiale di Leaseweb, che ha messo le mani avanti sostenendo di aver avvisato Megaupload prima di procedere con la cancellazione e di non aver ricevuto alcuna risposta. Sempre da Twitter, però, è arrivata la contro-replica di Dotcom: Sfuma così, almeno per gli utenti europei, la possibilità di recuperare quei file che in molti avevano già dato per persi dopo il maxi sequestro. Ho il sospetto, però, che la questione non finirà qui. Kim Dotcom sembra più agguerrito che mai. Chi avrà ragione? Info Via | Dow. & Getty Images
  7. News Computer Zone

    A pochi giorni dalla proposta di legge firmata dall’On. Pino Pisicchio, incredibile per un Paese normale ma vero, siamo di nuovo qui a parlare di bavaglio per Internet e di rischi di censura dietro l’angolo. Questa volta l’allarme per la Rete italiana parte da un ddl redatto appena una settimana dopo quello di Pisicchio dall’On. Enrico Costa (PdL), nel quale ritroviamo tutti gli elementi che avevano fatto gridare – giustamente – allo scandalo in passato: dall’obbligo di registrare blog, siti e forum presso un tribunale (come delle importanti testate cartacee) al rischio di multe salatissime in caso di mancata rettifica per un articolo ritenuto diffamatorio da una delle parti in causa. La chicca, che non tutti forse hanno colto nel marasma generale, è che la normativa prevista in questi disegni di legge tenta di applicare al Web delle leggi adottate nel 1948, e ribadiamo 1948, per la carta stampata. Basterebbe questo per gettarsi in terra in preda ad un riso disperato, ma c’è addirittura di più. Come riporta l’Avv. Guido Scorza sul Fatto Quotidiano, Costa intervistato telefonicamente appena tre giorni dopo la presentazione della sua proposta-bavaglio, il 16 maggio scorso dunque, si è detto contrario alla norma ammazza-blog contenuta nel vecchio ddl Alfano sulle intercettazioni telefoniche, la quale estenderebbe anche ai blog l’obbligo di rettifica previsto per i giornali. Insomma, le possibili soluzioni al Rebus sono due: o i nostri politici sono talmente impegnati da non avere nemmeno il tempo di leggere ciò che firmano e propongono all’attenzione delle aule parlamentari o, mossi dalla loro innata fame di consensi, dicono una cosa in pubblico per poi farne un’altra nelle stanze del potere. Lasciamo a voi qualsiasi forma di giudizio, noi intanto aspettiamo il responso che la Commissione Giustizia dovrebbe dare su questi incommentabili disegni di legge nel corso dei prossimi giorni. Fonte via | Gek
  8. News Computer Zone

    Kim Dotcom potrà accedere al materiale sequestrato dalla polizia nel corso del raid di inizio 2012, legato alla chiusura di Megaupload e alla denuncia del suo fondatore per pirateria online insieme ad altre 6 persone. Lo ha stabilito un tribunale in Nuova Zelanda, dando così ragione a Dotcom che aveva a lungo protestato nel corso dei mesi contro il divieto di visionare il materiale, impostogli precedentemente dalle autorità. La sentenza di queste ore conferma così l’illegalità dell’operazione, stabilendo che la polizia dovrà fornire a Dotcom le copie di tutte le prove considerate rilevanti nel processo a suo carico per l’estradizione negli Stati Uniti, compreso tutto il materiale inoltrato all’FBI. Oggetti e file che invece non sono ritenuti rilevanti, inclusi computer, dischi rigidi e altro materiale, dovrà essere restituito al fondatore di Megaupload. Una mano alla difesa Proprio nei giorni scorsi, Kim Dotcom aveva reclamato la paternità del sistema di autenticazione a due livelli introdotto di recente da aziende come Google e Facebook, chiedendo alle aziende una mano per difendersi nelle aule di tribunale. Secondo il fondatore di Mega e i suoi avvocati, nel dettaglio, il mancato accesso alle prove sequestrate avrebbe causato un notevole svantaggio nella stesura di una linea difensiva, che ora potrà essere recuperato. Appuntamento ad agosto Una nuova udienza sulla richiesta di estradizione di Kim Dotcom è in programma ad agosto, ma potrebbe slittare anch’essa a causa dei problemi burocratici relativi allo svolgimento del raid. Via | Reuters.com Via | Down
  9. News Computer Zone

    Che Google cerchi di darsi il più possibile da fare per combattere la pirateria non è sicuramente una novità ma che ora voglia farlo sfruttando l’advertising si. Secondo Google, infatti, oltre a bloccare l’indicizzazione dei siti web che offrono accesso a risorse P2P illegali è necessario adottare un approccio relativamente nuovo e che secondo l’esperienza recente ha dimostrato le sue potenzialità. Tale approccio consisterebbe nel bloccare il business generato sui siti web in questione dalla visualizzazione dei banner pubblicitari, una tecnica questa che premetterebbe di limitare notevolmente l’afflusso di denaro verso coloro che si occupano della gestione delle piattaforme mettendo dunque KO l’attività. Ad illustrare ed argomentare la cosa è stato Theo Bertram, il policy manager per la divisione britannica di Google, nel corso della conferenza “Follow the Money: Can The Business of Ad-Funded Piracy Be Throttled?” organizzata dalla University of Westminster di Londra. A detta di Bertram, quindi, chiudere una singola piattaforma o spazzarla via dalla SERP è una mossa che non sortisce molti effetti positivi per l’industria musicale, cinematografica e del software e sopratutto su lunghi periodi e la dimostrazione più evidente è stato il caso Megavideo e Megaupload. Dopo il sequestro tutto il traffico legato al file sharing e facente riferimento ai due portali di Kim Dotcom non è mai scomparso ma, molto più semplicemente, è stato dirottato su altri siti web. Quanto proposto da big G potrebbe quindi rivelarsi particolarmente efficace ma, naturalmente, in tal caso le comunity che agiscono alimentando il traffico P2P senza guadagnare alcunché da tale attività non sarebbero interessate alla cosa. Via |Gek Via |BGR
  10. News Computer Zone

    Era la più grande piattaforma italiana del falso multimediale Ci sono anche alcuni friulani fra i gestori finiti nei guai PORDENONE - La guardia di finanza di Cagliari ha bloccato uno dei maggiori siti internet utilizzati per scaricare illegalmente musica, film e giochi. Inibito l'accesso dall'Italia al sito internet Ddlhits, una piattaforma gestita da cinque persone di Pordenone e Brescia che raggiungeva al giorno anche 118 mila contatti unici e considerato dagli stessi uomini delle fiamme gialle «la più grande piattaforma italiana del falso multimediale». Le cinque persone sono state denunciate per violazione della normativa sulla pirateria on-line. Il sito è stato chiuso. Il provvedimento, emesso dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia, arriva dopo un'attenta attività di indagine e una serie di accertamenti. Le indagini hanno permesso di scoprire che dopo l'inibizione dell'accesso dall'Italia del portale www.kickasstorrents.com sarebbe aumentato esponenzialmente il numero di visite del sito www.ddlhits.com. «In poco tempo il nuovo portale aveva raggiunto dimensioni tali da attirarsi le simpatie di un pubblico prevalentemente italiano (oltre il 92% di utenti) - spiegano le fiamme gialle - permettendogli di assumere la posizione di leader nazionale nello specifico settore con oltre 118.000 accessi unici giornalieri e un guadagno approssimativo di oltre novecento dollari al giorno. Fonte info http://www.gazzettino.it/province/nordest/bloccato_ddlhits_sito_pirata_per_film_musica_e_giochi_cinque_denunciati/notizie/285366.shtml
  11. News Computer Zone

    Kim Dotcom afferma di avere un brevetto datato 1997 sull'autenticazione a due livelli, usata ora da società come Google, Facebook e Twitter. Ecco le parole del fondatore di Megaupload. Particolarmente interessante quest’ultimo, dove si legge quanto segue: La richiesta di Dotcom sarebbe infatti quella di ottenere aiuto da parte delle società che fanno uso dell’autenticazione a due livelli citata nel suo brevetto, in particolare per ottenere i fondi necessari per difendersi nelle aule di tribunale, visto che i suoi averi sono ancora bloccati e la stima delle spese legali sarebbe di 50 milioni di dollari. Via | Theverge.com Via | down
  12. News Computer Zone

    Peter Sunde annuncia di voler correre per il Parlamento Europeo alle elezioni del 2014. Indovinate per quale partito? Dalle aule di tribunale a quelle più prestigiose del Parlamento Europeo: potrebbe essere questo il destino di Peter Sunde, co-fondatore di The Pirate Bay intenzionato a candidarsi alle elezioni dell’anno prossimo. Ovviamente, ad abbracciare la sua candidatura sarà il Partito del Pirata finlandese, per aiutarlo anche a lottare contro la sentenza emessa qualche tempo fa che vorrebbe Sunde incarcerato per 8 mesi. La speranza per il Partito del Pirata finlandese è naturalmente quella di emulare le gesta del suo omologo svedese, che attualmente può vantare in quel di Bruxelles due posti: in tutta Europa però, il movimento sembra prendere piede, soprattutto nei Paesi scandinavi tra i quali appunto la Finlandia. Ecco come ha descritto Sunde le sue motivazioni: Il file-sharing nel cuore Tra gli argomenti più urgenti per il fondatore di The Pirate Bay, quello legato al file-sharing e al suo rapporto con i proprietari di copyright, sempre più agguerriti: Via | Torrentfreak.com Via | Down.
  13. News Computer Zone

    BitTorrent comincia a pensare alla monetizzazione e presenta il nuovo BitTorrent Bundle, un formato multimediale composto dagli artisti e scaricabile dagli utenti in base alle proprie preferenze e disponibilità. Chi pensava che per BitTorrent fosse impossibile monetizzare dovrà cominciare a ricredersi. E’ di ieri l’annuncio di una partnership con l’etichetta discografica Ultra Music e del rilascio di un bundle, il primo di una lunga serie, che promette di rivoluzionare il modo acquistare e distribuire musica attraverso il celeberrimo protocollo. Si tratta di un vero e proprio formato, o per meglio dire un pacchetto, chiamato BitTorrent Bundle e rilasciato ieri in versione alpha. Un pacchetto da scaricare via torrent che include contenuti ufficiali ed esclusivi distribuiti direttamente dagli artisti o dalla casa discografica. Nulla di nuovo - era già accaduto qualcosa di simile con Tim Ferriss e DJ Shadow - se non fosse che a decidere quali contenuti scaricare e come dimostrare apprezzamento all’artista sarete proprio voi. L’artista crea, gli utenti scaricano Il primo BitTorrent Bundle ad essere rilasciato - quello che serve anche a farci capire in cosa si differenzia questo nuovo pacchetto da un semplice file .torrent e come questo rivoluzionerà il modo di distribuire musica - è un dietro le quinte dell’ultimo tour dei Kaskade, il Freaks Of Nature Tour 2012. Metà del pacchetto è gratuito e può essere scaricato in pochi istanti tramite BitTorrent, mentre la seconda parte è un vero e proprio store e sarete voi a decidere se, come e quando scaricare gli altri contenuti. Nel caso di questo primo bundle tutto quello che dovete fare è inserire il vostro indirizzo email e iscrivervi così alla mailing list del gruppo per sbloccare il resto dei contenuti - un esclusivo digital booklet e un dietro le quinte di 10 minuti. BitTorrent Bundle, un formato multimediale Il BitTorrent Bundle non è un album, un MP3 o un MOV. E’ un formato multimediale. E’ una build di nuovo tipo di file torrent in cui l’interazione dei fan, come la raccolta di indirizzi email o donazioni, avvengono all’interno del torrent. Il nostro scopo è quello di aumentare l’interazione dove conta davvero, dare agli artisti dati veri riguardo l’interazione col pubblico e accesso diretto con lo stesso. Così viene descritto il nuovo formato nel post di presentazione di BitTorrent. Nel caso dei Kaskade il bundle è del tutto gratuito e funge da presentazione per il documentario che sarà rilasciato il prossimo 14 maggio, ma non tarderanno ad arrivare bundle che chiederanno agli utenti di effettuare donazioni per essere scaricati in ogni loro parte. BitTorrent comincia a pensare alla monetizzazione Saranno gli stessi artisti a scegliere come comporre il loro bundle, cosa includere in maniera gratuita e cosa far scaricare ai suoi fan dietro una donazione, bypassando così la catena discografica più classica, quella che finisce coi negozi di dischi fisici o virtuali. Saranno gli stessi artisti - e BitTorrent, alla fine - a ricevere le donazioni degli utenti senza alcun intermediario. Per cominciare subito a familiarizzare coi nuovi Bundle non dovete far altro che collegarvi a questo indirizzo, procurarvi una copia di B-T e cominciare a scaricare musica. Via | BitTorrent
  14. News Computer Zone

    Il presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini ha denunciato le continue minacce che vengono rivolte nei suoi confronti (e non solo) su Internet e ha riaperto il dibattito sull'esigenza di una legge che metta un freno a questa "anarchia sul web". Il nuovo governo, è inevitabile, sta facendo parecchio discutere da un settore all’altro del Paese e il popolo di Internet, si sa, non è solito mandarle a dire. I social network, poi, sono il mezzo preferito per manifestare le proprie idee o sfogare la propria rabbia e il proprio dissenso. Spesso, però, i toni sono tutt’altro che moderati e in alcuni casi si raggiungono livelli davvero bassi. E’ quello che ha denunciato in queste ore il nuovo presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini durante un’intervista a Repubblica, quando ha sottolineato l’esigenza di una regolamentazione della Rete che possa servire a mettere fine alle campagne di odio e vere e proprie minacce di morte che mai come in questo periodo di crisi e incertezza vengono rivolte alla classe politica e non solo. Tutto è lecito dietro lo schermo di un computer? Quelli a cui si riferisce il presidente della Camera non sono insulti anonimi o invettive di persone che si nascondono dietro nickname o alias, ma minacce di morte e promesse di violenze che arrivano da persone che ci mettono il nome e la faccia, seppur virtuale. Utenti di Facebook che non nascondono il proprio dissenso e lo fanno nel peggiore dei modi utilizzando il loro nome e cognome. L’interrogativo è lecito: se ricevo una minaccia di morte di persona le autorità sono tenute e fare tutti gli approfondimenti del caso, perché una minaccia virtuale, per di più quando arriva da una persona che non ha fatto nulla per nascondersi o rendersi irrintracciabile, non viene trattata allo stesso modo? L’argomento è delicatissimo e il dibattito, alla luce delle recenti denunce di Boldrini, è più aperto che mai. Parole, queste, più che condivisibili al di là del proprio credo politico, ma che vanno a fornire un altro punto di vista nel già ampio e lungo dibattito sulla libertà di Internet e una regolamentazione della Rete. E visto che di dibattito si tratta, voi che ne pensate? Via| dow Via| youreporter
  15. generale disdetta telecom

    CERTO ma non il mio futuro, sono già felicemente 4 gli anni... qui Ora i prez, sono aumentati . Ti assicuro che vanno molto bene "almeno qui da me "